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	<title>BancaLavoro.com</title>
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	<description>Informazioni e contatti del sito BancaLavoro.com</description>
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		<title>1° maggio: Festa del Lavoro</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/1-maggio-festa-del-lavoro/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 10:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione di questa importante ricorrenza, noi di BancaLavoro.com vorremmo innanzitutto augurare buon 1° Maggio a tutti i lavoratori. Quella odierna dovrebbe essere una giornata, appunto, di festa, ma anche un&#8217;opportunità di riflessione sul signficato del lavoro. Iniziamo dunque ritornando con la mente alle origini, rinfrescando il ricordo degli avvenimenti che diedero origine alla ricorrenza: [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione di questa importante ricorrenza, noi di BancaLavoro.com vorremmo innanzitutto augurare buon <strong>1° Maggio</strong> a tutti i lavoratori.</p>
<p>Quella odierna dovrebbe essere una giornata, appunto, di festa, ma anche un&#8217;opportunità di riflessione sul signficato del lavoro.</p>
<p><span id="more-285"></span></p>
<p>Iniziamo dunque ritornando con la mente alle origini, rinfrescando il ricordo degli avvenimenti che diedero origine alla ricorrenza: le <strong>lotte operaie</strong> grazie alle quali, nel 1867, i lavoratori dell&#8217;Illinois riuscirono a ridurre l&#8217;orario di lavoro ad 8 ore, un traguardo che fu poi raggiunto da molti altri movimenti operai nei decenni successivi, in USA ed Europa.</p>
<p>La festa dovrebbe dunque celebrare la gioia per un diritto conquistato, oggi tuttavia non è semplice festeggiare a cuor leggero, visto che sempre più spesso i <strong>diritti dei lavoratori</strong> vengono calpestati con ogni mezzo: contratti capestro, lavoro nero, soppressione di ferie, festività e permessi, dumping salariale, sono solo alcune delle vessazioni più frequenti che oggi subiscono le classi lavorative.</p>
<p>C&#8217;è poi una categoria di persone che il 1° maggio ha ancor meno da festeggiare: si tratta dei <strong>disoccupati</strong>, una categoria purtroppo in crescita, soprattutto nelle fasce di età più giovani.</p>
<p>In questo cupo contesto, vale comunque la pena sottolineare il significato più vero del concetto di <strong>Lavoro</strong>, il quale dovrebbe essere un impiego, un&#8217;occupazione che consenta all&#8217;individuo di realizzarsi, di perseguire le proprie aspirazioni, lasciando spazio sufficiente alla Vita extra-lavorativa, senza saturarla con obblighi rimanenti e risultanti.<br />
Anche se purtroppo per moltissimi è soltanto &#8220;<em>un posto dove passare 8 ore a fare qualcosa in cambio dello stipendio</em>&#8220;, il nostro augurio è che quante più persone possibile possano dare al Lavoro il significato pieno di completamento dell&#8217;individuo e pilastro della realizzazione della vita.</p>
<p>E, qualora così già non fosse, di iniziare al più presto un Lavoro che permetta davvero tutto ciò&#8230; magari, perché no, iniziando da una ricerca proprio su BancaLavoro.com.</p>
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		<item>
		<title>Le figure professionali più richieste del 2013</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/professioni-2013/</link>
		<comments>http://www.bancalavoro.com/info/professioni-2013/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 14:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In tempi di crisi e disoccupazione alle stelle, ci sono comunque degli ambiti professionali dove, nonostante tutto, le imprese fanno molta fatica a trovare collaboratori. Abbiamo consultato gli studi di diversi centri di analisi, tra cui Unioncamere, Milano Bicocca, fondazione Italia Orienta, e Informagiovani, alla ricerca dei settori e delle professioni con i migliori sbocchi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In tempi di crisi e disoccupazione alle stelle, ci sono comunque degli ambiti professionali dove, nonostante tutto, le imprese fanno molta fatica a trovare collaboratori.</p>
<p>Abbiamo consultato gli studi di diversi centri di analisi, tra cui Unioncamere, Milano Bicocca, fondazione Italia Orienta, e Informagiovani, alla ricerca dei settori e delle professioni con i migliori sbocchi lavorativi.</p>
<p>Vediamo quindi quali sono le categorie di lavoratori che avranno meno difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro del 2013.</p>
<p><span id="more-248"></span></p>
<p>Tra chi possiede qualifiche o competenze di rilievo, ha molte opportunità chi si occupa di:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/information+technology">Information Technology</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/chimico">Chimica</a></li>
<li><strong>Infermieristica</strong> (vedi le offerte per <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/infermiere">infermieri</a> e <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/operatore+socio+sanitario">OSS</a>) e <strong>scienze motorie</strong> (fisioterapisti e specialisti in riabilitazione)</li>
<li><strong>Agricoltura</strong>, settore in cui oggi sono richieste capacità tecniche notevoli per le professioni di: sommelier, affinatore di formaggi, agri-gelataio, birraio, alchimista di campagna (creatore di liquori e distillati), food blogger.</li>
<li><strong>Economia</strong>, statistica e contabilità</li>
<li><strong>Green economy</strong>, campo in cui sono richiestissimi energy manager, ingegneri ambientali, certificatori energetici, ma anche professioni legate all&#8217;agricoltura.</li>
<li><strong>Lingue straniere</strong> (interpreti e traduttori)</li>
</ul>
<p>I settori più tradizionali, che sono in grado di offrire ampie possibilità di inserimento lavorativo, sono:</p>
<ul>
<li><strong>Artigianato</strong>: è il settore con la maggior carenza di risorse umane. Servono falegnami, installatori di infissi, panettieri, pasticcieri, idraulici e termoidraulici, tornitori, elettricisti e meccanici.</li>
<li><strong>Commercio</strong>: sono sempre richiesti commerciali e venditori, magazzinieri, addetti alle vendite ed al marketing</li>
<li><strong>Turismo</strong>: oltre agli operatori dell&#8217;accoglienza, sempre molto richiesti (animatori, direttori di hotel, guide) questo settore assorbe anche molta manodopera meno qualificata.</li>
<li><strong>Ristorazione</strong>: cuochi, assistenti alla cucina, camerieri, e banconieri di tavola calda, sono tra le figure più richieste nel comparto della ristorazione.</li>
<li><strong>Servizi alla persona</strong>: sempre più necessari i collaboratori domestici (<a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/colf">colf</a> e <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/badante">badanti</a>), le estetiste ed i parrucchieri.</li>
<li><strong>Abbigliamento</strong>: nella moda mancano i modellisti, ma anche i sarti sono decisamente difficili da trovare.</li>
</ul>
<p>Inoltre, sono sempre gettonate le <strong>figure aziendali:</strong> dagli ingegneri gestionali alle mansioni di <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/segretaria">segreteria</a>, dai receptionist agli impiegati, dai responsabili di risorse umane fino agli <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/pulizie">addetti alle pulizie</a>.</p>
<p>Insomma, a volte il lavoro c&#8217;è, e l&#8217;obiettivo di questo post è di aiutare qualcuno di voi a trovarlo.</p>
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		<item>
		<title>Le novità più importanti nel mondo del lavoro nel 2013</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/novita-lavoro-2013/</link>
		<comments>http://www.bancalavoro.com/info/novita-lavoro-2013/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 13:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La legge 92/2012, meglio conosciuta come Riforma Fornero (dal nome del Ministro che l&#8217;ha introdotta), introduce diverse novità per quanto riguarda il mondo del lavoro nel 2013. Si tratta di una riforma molto discussa: con questo post Bancalavoro prova a fare chiarezza, lasciando al lettore il compito di formare il proprio giudizio sull&#8217;argomento. Ecco le [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La legge 92/2012, meglio conosciuta come Riforma Fornero (dal nome del <a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Istituzionale/Ministero/ilMinistro/">Ministro che l&#8217;ha introdotta</a>), introduce diverse novità per quanto riguarda il mondo del lavoro nel 2013.</p>
<p>Si tratta di una riforma molto discussa: con questo post Bancalavoro prova a fare chiarezza, lasciando al lettore il compito di formare il proprio giudizio sull&#8217;argomento.</p>
<p><span id="more-216"></span></p>
<p>Ecco le 6 novità principali da tenere a mente:</p>
<ul>
<li><strong>Licenziamenti e Articolo 18</strong>: la riforma agevola la possibilità di licenziamento per motivi economici, sebbene preveda un risarcimento di indennità (da 15 a 17 mensilità) in alcuni casi. Le uniche motivazioni che consentiranno di bloccare la procedura di conciliazione saranno la maternità o un infortunio sul lavoro. Rimane proibito il licenziamento per ragioni di appartenenza politica, fede religiosa, attività sindacale; il divieto viene esteso a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal numero di dipendenti. Per quanto riguarda i licenziamenti disciplinari, il giudice potrà decidere il reintegro solo nel caso in cui la motivazione sia inesistente, altrimenti potrà disporre un indennizzo economico.</li>
<li><strong>Contratti</strong>: quelli a tempo determinato non potranno superare i 36 mesi, e dovranno passare almeno 60 giorni (90 per i contratti più lunghi) tra un contratto ed il successivo, presso lo stesso datore di lavoro. Per quelli inferiori ai 12 mesi poi, è previsto un aggravio contributivo dell&#8217;1,4%. Nei contratti a progetto, diventa obbligatorio indicare il risultato atteso già in sede contrattuale, ove è necessario indicare anche quale sia il progetto (che non può consistere in una semplice fase di lavoro). Infine, in presenza di un contratto a progetto, la collaborazione non può essere interrotta dal committente, salvo una comprovata giusta causa o mancanza di requisiti professionali.</li>
<li><strong>Partite IVA</strong>: saranno considerate &#8220;finte&#8221; partite IVA, e quindi rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, quelle situazioni in cui si verificano contemporaneamente le tre condizioni seguenti: la collaborazione dura più di 8 mesi su 12; la collaborazione rappresenta oltre l&#8217;80% del fatturato del collaboratore, e quest&#8217;ultimo dispone di una postazione fissa presso l&#8217;azienda. Qualora si verifichino queste condizioni, il rapporto si configurerebbe come collaborazione coordinata e continuativa, il che implicherebbe l&#8217;applicazione di tutte le relative norme.</li>
<li><strong>ASPI, ovvero Assicurazione Sociale Per l&#8217;Impiego</strong>: si tratta di un ammortizzatore sociale volto a contrastare la disoccupazione, senza discriminazioni riguardo alle categorie di lavoratori; tuttavia è riservata ai lavoratori che verseranno i contributi (obbligatori, a carico del datore di lavoro), e l&#8217;indennizzo è direttamente proporzionale ai contributi versati. Al termine del rapporto di lavoro, è possibile trasformare l&#8217;indennità ASPI in una liquidazione. Il disoccupato che invece riceve l&#8217;indennità mensile, ma rifiuta un impiego con retribuzione superiore del 20%, perde il diritto a ricevere l&#8217;indennità.</li>
<li><strong>Occupazione femminile</strong>: le misure prevedono sgravi contributivi del 50% per le assunzioni di donne. Inoltre, a favore della conciliazione lavoro-famiglia, è previsto un congedo obbligatorio per il padre in caso di maternità della lavoratrice, oppure, in alternativa, di usufruire di voucher per il baby sitting. La misura più importante riguarda comunque l&#8217;estensione della convalida delle dimissioni per le madri lavoratrici, fino a tre anni dalla nascita del bambino.</li>
<li><strong>Dimissioni</strong>: per contrastare le dimissioni in bianco, il lavoratore deve convalidare le dimissioni presso le Direzioni Territoriali del lavoro e presso i Centri per l&#8217;Impiego. In alternativa, il lavoratore deve trasmettere la comunicazione di dimissioni al Centro per l&#8217;Impiego, ed apporre la firma sulla ricevuta di trasmissione.</li>
</ul>
<p>N.B. Questa riforma integra e sostituisce la precedente <a href="http://www.bancalavoro.com/info/legge-biagi/">Legge Biagi del 2003</a> (qui il <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/03030l.htm">testo integrale della legge 30/2003</a> che viene soppiantato).</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Osservatorio Lavoro di Ottobre</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/lavoro-ottobre-2011/</link>
		<comments>http://www.bancalavoro.com/info/lavoro-ottobre-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 19:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Che tipo di lavoro si cerca in Italia? E quali sono le città, le qualifiche ed i settori che offrono le maggiori opportunità professionali? A questa ed altre domande tenta di dare una risposta Osservatorio Lavoro, la ricerca di BancaLavoro.com elaborata a partire dai dati relativi al mese di settembre 2011. In questa edizione di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Che tipo di lavoro si cerca in Italia? E quali sono le città, le qualifiche ed i settori che offrono le maggiori opportunità professionali?</p>
<p>A questa ed altre domande tenta di dare una risposta <strong>Osservatorio Lavoro</strong>, la ricerca di BancaLavoro.com elaborata a partire dai dati relativi al mese di settembre 2011.</p>
<p>In questa edizione di <strong>Osservatorio Lavoro</strong> mettiamo a confronto:</p>
<ul>
<li>le professioni più ricercate (<em>quelle con più offerte disponibili</em>) con quelle più richieste (<em>quelle per le quali riceviamo il maggior numero di ricerche</em>)</li>
<li>le città con più offerte, e quelle per le quali riceviamo più richieste</li>
</ul>
<p>I dati che presentiamo rappresentano un&#8217;elaborazione di <strong>2.627 ricerche* di lavoro effettuate sul sito BancaLavoro.com</strong>: in seguito a queste ricerche, sono state consultate 8.865 offerte di lavoro (la media è di 3,37 annunci visualizzati per ogni ricerca).</p>
<p><em>* l&#8217;elaborazione è basata su un campione statisticamente significativo di dati</em></p>
<h3>Professioni</h3>
<p>Le più cercate su BancaLavoro.com sono:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/segretaria">segretaria</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/baby+sitter">baby sitter</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/commessa">commessa</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/badante">badante</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/impiegato">impiegato</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/operaio">operaio</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/geometra">geometra</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/autista">autista</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/impiegata">impiegata</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/magazziniere">magazziniere</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/pulizie">pulizie</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/grafica">grafica</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/psicologo">psicologo</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/barista">barista</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/educatore">educatore</a></li>
</ol>
<p>Una menzione speciale va ad una <strong>ricerca particolare</strong>, che non è relativa ad una professione specifica bensì ad una modalità di lavoro: il <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/part+time">lavoro Part Time</a>. Questa infatti è la ricerca più effettuata sul sito, con la ragione forse che molti hanno già un&#8217;occupazione ma vogliono comunque <strong>arrotondare</strong> le entrate o lo stipendio.</p>
<p>Confrontiamo ora la classifica delle professioni più cercate con quella che rappresenta le <strong>opportunità di lavoro</strong>.</p>
<p><span id="more-159"></span>Le <strong>10 professioni, qualifiche e settori con più offerte</strong> sono:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/laurea">laurea</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/tecnico">tecnico</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/impiegato">impiegato</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/operaio">operaio</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/bancario">bancario</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/contabile">contabile</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/sicurezza">sicurezza</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/ingegnere">ingegnere</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/abbigliamento">abbigliamento</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/turismo">turismo</a></li>
</ol>
<p><em>Vi ricordiamo che potete<em><strong> visualizzare </strong></em> in ogni momento<strong> le categorie con più offerte</strong> di lavoro con una sola occhiata alla nostra <a href="http://www.bancalavoro.com/">home page</a>.</em></p>
<h3>Città</h3>
<p><strong>Le città dove si cerca più lavoro:</strong></p>
<ol>
<li>Roma (9,78%)</li>
<li>Milano (7,50%)</li>
<li>Torino (4,49%)</li>
<li>Bologna (2,70%)</li>
<li>Prato (2,55%)</li>
<li>Monza (1,90%)</li>
<li>Firenze (1,83%)</li>
<li>Napoli (1,71%)</li>
<li>Modena (1,41%)</li>
<li>Altre città, oppure nessuna (66,13%)</li>
</ol>
<p>(le percentuali rappresentano la quota di ricerche relative a ciascuna una località geografica.)</p>
<p>Ci sono scontate somiglianze e interessanti differenze tra questi dati e quelli della <strong>classifica che ordina le città in base alle offerte di lavoro disponibili</strong> (qui di seguito).</p>
<p><strong>Le 10 città dove è più facile trovare lavoro:</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/milano/">Milano (offerte di lavoro: 61.000)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/roma/">Roma (offerte di lavoro: 23.000)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/torino/">Torino (offerte di lavoro: 12.000)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/bologna/">Bologna (offerte di lavoro: 8.800)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/brescia/">Brescia (offerte di lavoro: 8.500)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/padova/">Padova (offerte di lavoro: 6.800)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/bergamo/">Bergamo (offerte di lavoro: 6.500)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/firenze/">Firenze (offerte di lavoro: 6.200)</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/napoli/">Napoli (offerte di lavoro: 6.100)</a></li>
<li type="_moz"><a href="http://www.bancalavoro.com/verona/">Verona (offerte di lavoro: 6.000)</a></li>
</ol>
<p>Chi non abita in una di queste città, ha comunque<strong> tantissime opportunità</strong> lavorative: <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/">in tutta Italia le offerte di lavoro</a> sono infatti ben 845.836.</p>
<p>(il numero di offerte presenti si riferisce al momento della rilevazione.)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Inaugurazione del nuovo sito web</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/inaugurazione-nuovo-sito/</link>
		<comments>http://www.bancalavoro.com/info/inaugurazione-nuovo-sito/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Settembre 2011: in un momento storico caratterizzato da grandi incertezze, i segnali positivi di ripresa possono fare la differenza e dare nuovi impulsi al sistema economico e sociale. È quindi con grande emozione che annunciamo oggi la ri-nascita del sito BancaLavoro.com, nella sua nuova veste che coniuga efficienza, chiarezza e semplicità di utilizzo. Banca Lavoro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Settembre 2011: in un momento storico caratterizzato da grandi incertezze, i <strong>segnali positivi di ripresa </strong>possono fare la differenza e dare <strong>nuovi impulsi</strong> al sistema economico e sociale.</p>
<p>È quindi con grande emozione che annunciamo oggi la <strong>ri-nascita del sito BancaLavoro.com</strong>, nella sua <strong>nuova veste</strong> che coniuga efficienza, chiarezza e semplicità di utilizzo.</p>
<p>Banca Lavoro è una risorsa preziosa per il mercato del lavoro: pubblica ogni giorno nuove <strong>offerte di lavoro</strong> e propone guide per trovare lavoro facilmente.</p>
<p>Auguriamo a tutti voi <strong>buona navigazione</strong>, e attendiamo di conoscere il vostro parere (se volete, potete scriverlo in un commento qui sotto).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Curriculum Vitae</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/curriculum/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 08:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivere un Curriculum Vitae (CV). vuol dire in pratica fare due cose: scrivere &#8220;l’etichetta del vostro prodotto&#8221;, in quanto giovane diplomato/laureato, indicando ciò che lo contraddistingue, il contenuto, gli &#8220;ingredienti&#8221; insomma. Questa parte è il CV vero e proprio; mettere a punto il &#8220;messaggio promozionale&#8221;, cioè la lettera di accompagnamento, che deve catturare l’attenzione del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere un Curriculum Vitae (CV). vuol dire in pratica fare <strong>due cose</strong>:</p>
<ol>
<li>scrivere &#8220;l’etichetta del vostro prodotto&#8221;, in quanto giovane diplomato/laureato, indicando ciò che lo contraddistingue, il contenuto, gli &#8220;ingredienti&#8221; insomma. Questa parte è il CV vero e proprio;</li>
<li>mettere a punto il &#8220;messaggio promozionale&#8221;, cioè la lettera di accompagnamento, che deve catturare l’attenzione del vostro interlocutore, invogliarlo a leggere con interesse il CV e a saperne di più su di voi. Questa parte è assimilabile a un rapido spot su voi stessi, o se preferite, ad un colloquio simulato in pochi attimi, poiché la permanenza media di un CV nelle mani di un selezionatore è di 20-30 secondi.</li>
</ol>
<p>Dopodiché il suo (e vostro) destino è segnato, e con brutale ma inevitabile rozzezza il pezzo di carta seguirà <strong>una di queste due strade</strong>:</p>
<ol>
<li>verrà inserito nella leggerissima cartellina intestata &#8220;da convocare&#8221;;</li>
<li>verrà impilato nel ben più ampio file &#8220;archivio&#8221; (oppure verrà, con elegante &#8220;palombella&#8221;, proiettato nell’ingombrante scatolone con su scritto &#8220;no&#8221;).</li>
</ol>
<p><span id="more-28"></span>Ho accoppiato l’archiviazione e la bocciatura perché, purtroppo, quasi sempre <strong>il risultato è il medesimo</strong>: infatti, se lo scatolone è il cimitero dei c.v., l’archivio è un sistema di ibernazione che viene usato, principalmente, per inserirvi nuova carta al posto di altra che viene trasferita nello scatolone.</p>
<p>L’archivio è un palliativo per le coscienze dei selezionatori, che non se la sentono di uccidere subito un CV senza alcuna macchia salvo quella di essere, al momento, del tutto inutile per l’azienda: ma i ripescaggi da archivio sono rarissimi, avvengono solo in periodi di grande domanda di assunzioni, e riguardano soprattutto professionalità marginali o rare (ad esempio il possesso di lingue inusuali, la residenza in zone particolari, specializzazioni difficili a reperirsi). Per questo è tutt’altro che sbagliato <strong>ripetere le spedizioni del CV</strong> a qualche mese dal primo infruttuoso tentativo.</p>
<p>Alla diversa collocazione, corrispondono diverse risposte al mittente: una telefonata od un telegramma di convocazione nel primo caso, e una lettera molto cortese nel caso di archiviazione, in cui si specifica che il profilo è proprio quello che fa per l’azienda ma &#8211; sfortuna! &#8211; in questo momento proprio non ci sono possibilità, e però sarà tenuto presente per le successive selezioni (non è una pietosa bugia, ma molto spesso è una pura illusione). Infine, ai CV non interessanti molte aziende non rispondono neppure (mandare duecento lettere di risposta al giorno costa, compreso il personale addetto, oltre cento milioni all’anno), altre rispondono con una lettera solo un poco meno cortese della precedente.</p>
<p>Ma veniamo dunque ai <strong>requisiti del CV vincente</strong>, tenendo sempre presente che le aziende non cercano dei &#8220;Rambo&#8221; che, a ventiquattro anni, abbiano fatto di tutto e di più, ma cercano, semplicemente, &#8220;l’eccellenza nella normalità&#8221;.</p>
<h2>La forma del Curriculum Vitae è sostanza</h2>
<p>Abbiamo detto che il CV è uno spot da 20 secondi. Guai dunque, indipendentemente dal contenuto del messaggio, se la sua qualità formale lascia a desiderare: il contenuto stesso ne sarà pregiudicato, esattamente come succede in pubblicità. Il CV deve dunque essere funzionale ad una lettura veloce: chiaro, snello e piacevole.</p>
<p>La forma inizia dalla carta e, ancora prima della scrittura, dalla impaginazione: usate una carta bianca e pulita, che faccia un buon contrasto con l’inchiostro, ed una impaginazione ordinata ed ariosa, che consenta una lettura rapida ed efficace. Ricordate che, a parità di requisiti, è sui particolari che si gioca il successo: un curriculum pesante, con i margini piccoli, le righe avvicinate, i caratteri sbiaditi non invoglia alla lettura e non consente di coglierne i punti forti.</p>
<h2>Il CV deve badare all’essenziale</h2>
<p>Non immaginate un selezionatore, la nostra Margherita Pizza, che, sorseggiando un tè con tutta calma, scruta attenta il vostro CV come se dovesse farci un tema sopra: &#8220;<em>ah, si chiama Luciano, che bel nome&#8230;vedo che ha studiato prima a Roma e poi a Torino, facendo anche il militare a Bologna &#8211; hmm, interessante questa pluriregionalità, davvero. Tre estati a Southampton, e numerosi altri viaggi all’estero: sarà andato da solo, con la famiglia o con gli amici, certo sarebbe illuminante saperlo&#8230;.uh, guarda, è appassionato di scacchi, come lo zio Clodoveo, e fa anche del volontariato: una persona perbene, certo..</em>&#8220;.</p>
<p>Niente di tutto ciò. Questi particolari saranno, magari, discussi nel colloquio: ma prima Margherita guarderà con cattiveria i cinquanta CV da analizzare (i più scarsi saranno già stati scremati dalla sua segretaria), li afferrerà intenzionata a &#8220;farli fuori&#8221; prima della riunione delle dieci, e darà loro una scorsa veloce, per acquisire alcune informazioni specifiche, e farsi un’idea generale, cercando sopratutto di individuare i punti deboli su cui sfoltire il mazzo. &#8220;<em>Non sa le lingue, via &#8211; laureato a 26 anni con 92, via &#8211; guarda che casino di foglio con tutti questi errori, via &#8211; dice che vuol fare pubbliche relazioni, e non ha mai messo il naso fuori di casa, via &#8211; che stile scipito, che aria di mediocrità, nessuna attività extracurriculare, via &#8211; che grafia allucinante, mmm però ha un buon voto, ma!.. non ha neanche messo l’indirizzo, via &#8211; questa ha fatto la tesi su un argomento che ci interessa, e pure uno stage.. ahia!, il voto di laurea è così così, come pure quello di maturità&#8230; però guarda come è scritto bene ’sto CV, si vede che è gia stata in azienda, e poi sa bene l’inglese&#8230; beh, teniamolo da parte.</em>&#8221;</p>
<p><strong>Così lavora</strong> Margherita Pizza, e gli altri selezionatori. Noi non sappiamo, a priori, quali saranno i particolari che potranno attrarli (e che variano da ricerca a ricerca): dobbiamo limitarci a evidenziare i nostri punti di forza, e sopratutto a creare una positiva impressione generale, che dipenderà tanto dal contenuto quanto dalla forma.</p>
<p>Ed ecco il <strong>&#8220;decalogo&#8221; del CV efficace nella forma:</strong></p>
<ol>
<li>Il CV è composto da due parti: una lettera d’accompagnamento ed il CV vero e proprio. La prima, se abbiamo una bella grafia, può anche essere scritta a mano (ma è sempre meno frequente, anche se qualche azienda lo preferisce per effettuare esami grafologici); il secondo deve essere rigorosamente scritto a macchina o -molto, molto meglio- con un personal computer. <strong>Arioso</strong></li>
<li>Usate frasi brevi, mai più di tre righe, e ricordate di spaziare i paragrafi. <strong>Corretto</strong></li>
<li>Non ci devono essere errori ortografici. Pare banale dirlo, ma in realtà sono molto frequenti, certo più per distrazione che per ignoranza (il che, se vogliamo, è un’aggravante). È facile trovare errori soprattutto nelle parole straniere, che spesso si usano con una vena masochista: se non siete sicuri, lasciate perdere. L’unico modo di evitare errori è di rileggere il CV più volte, e farlo anche rileggere ad altri. <strong>Vivace</strong></li>
<li>È importante vivacizzare il testo con le soluzioni grafiche disponibili (in particolare su p.c.): neretti, sottolineature, italics ecc. In questo modo riuscirete ad evidenziare le informazioni importanti, avrete un prodotto più scorrevole, e dimostrerete che vi sentite a casa vostra nel mondo dell’office automation, il che non è poco. <strong>Breve</strong></li>
<li>La lettera d’accompagnamento deve essere breve: mezza pagina va bene, se no diventa un mattone e rischia di essere letta a metà. Il CV, per chi non ha serie esperienze di lavoro deve stare in una pagina, e comunque mai deve superare le due. <strong>Regolare</strong></li>
<li>Evitate di cercare di essere spiritosi o troppo originali, o di strafare nei toni: a meno che non abbiate a che fare con datori di lavoro poco convenzionali, l’uso di carte colorate, fumetti, &#8220;colpi di teatro&#8221;, vi farà catalogare come un simpatico mattacchione, ma non come un potenziale collega.</li>
<li>(Se però avete un curriculum davvero buono, l’uso ad esempio di carta colorata farà si che venga senz’altro trovato: poi però bisogna che il contenuto sia davvero interessante, e non solo il colore!) <strong>Leggero</strong></li>
<li>Non allegate cose inutili, tipo fotocopie del libretto o copie di diplomi di qualsiasi tipo: denota insicurezza o prolissità, e &#8220;allunga il brodo&#8221;. Solamente se avete fatto ricerche su temi di interesse per l’azienda, e di queste esista una breve sintesi, può essere utile allegarle. Non occorre, anzi può essere controproducente, inviare una fotografia, anche se siete bellini. <strong>Diretto</strong></li>
<li>Evitate anche di usare la terza persona parlando di voi stessi (&#8220;si laurea a pieni voti nel 1993.&#8221;): di dissociati in azienda ce n’è già abbastanza. Non usate carte baroccamente intestate, mettete prima il nome e poi il cognome, e non usate toni troppo sussiegosi e deferenti, altrimenti passerete per degli inguaribili provinciali. <strong>Cortese</strong></li>
<li>Non fate però neanche gli arroganti (&#8220;Resto in attesa di una vostra, possibilmente rapida, convocazione.&#8221;, &#8220;Solo con un colloquio vi renderete conto delle mie effettive capacità.&#8221;, &#8220;Vi ho già contattato un mese fa, e sono stupito di non avere avuto risposta.&#8221; ) perché la supponenza è sempre fastidiosa. Siate cordiali, formali quanto basta e non burocratici nel tono. <strong>Misurato</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni usano una forma &#8220;pomposa&#8221; di CV, costituita da una cartellina personalizzata che (ad imitazione dei Servizi Segreti o, forse, nelle intenzioni, delle società di ricerca del personale) riporta tutte le informazioni utili sulla persona in oggetto. Ciò che distingue di solito questi CV è la voluminosità e la rigidità del contenitore, e la prosopopea e inutilità del contenuto. Questo strumento può essere giustificabile (e in effetti ottiene il risultato di essere letto con , di solito calante, attenzione) solo se si hanno esperienze effettivamente articolate e complesse: esperienze e studi all’estero, lavoro di ricerca presso istituzioni serie, attestati di professionalità particolari, ecc&#8230;</p>
<h2>IL CURRICULUM VITAE VERO E PRORPRIO</h2>
<p>Ovviamente la lettera di accompagnamento deve essere personalizzata, per essere efficace, quasi azienda per azienda (solo ad aziende simili per settore e caratteristiche si può mandare lo stesso testo); ma anche il CV può avere versioni multiple, perché anche per esso l’importante è che metta in evidenza i vostri punti forti. E i punti forti certamente saranno diversi per, poniamo, un laureato in chimica che sia motivato tanto per una esperienza di produzione che di vendita, e che scriva ad una azienda petrolifera per il primo tipo di carriera, e ad una di largo consumo per il secondo.<br />
In generale , comunque, il CV è composto di quattro parti:</p>
<ol>
<li><strong>DATI PERSONALI</strong><br />
Nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita, stato civile. Altre informazioni sono superflue. È importante dare un recapito telefonico affidabile: se non c’è nessuno in casa nelle ore diurne, e non si ha segreteria telefonica, è opportuno fornire una base d’appoggio (non sempre alla telefonata a vuoto segue un telegramma di convocazione).</li>
<li><strong>ISTRUZIONE</strong><br />
Partendo dall’esperienza più recente (master o laurea), fino al diploma superiore. Il voto di laurea va sempre indicato, mentre quello di maturità è opportuno indicarlo solo se molto positivo. Occorre indicare l’anno di conseguimento della laurea, e l’ università, oltre alla facoltà, frequentata. Se si scrive per un tipo di lavoro in particolare, è opportuno evidenziare se si è seguito un indirizzo di studi specifico e, a maggior ragione, una tesi di laurea ad hoc; l’argomento della tesi è opportuno indicarlo comunque. In questo settore andranno inseriti tutti i corsi extrauniversitari seguiti, nonché la conoscenza delle lingue, specificando chiaramente il livello, e l’utilizzo di supporti informatici.</li>
<li><strong>ESPERIENZE EXTRASCOLASTICHE</strong><br />
Qui occorre essere, ad un tempo, sinceri e sbruffoni. L’avere un buon &#8220;dossier&#8221; extrascolastico è importante, perché toglie quella sensazione da &#8220;ha ancora il latte sulle labbra&#8221; che molti selezionatori avvertono al cospetto dei neolaureati più sedentari e magari secchioni.<br />
Difficilmente, però, un neolaureato può vantare esperienze realmente significative, che cioè gli abbiano trasmesso delle competenze vere e proprie. È importante allora segnalare quelle esperienze che denotano o delle attitudini importanti per l’azienda, a garanzia che si sta facendo un buon acquisto nel medio periodo, o una infarinatura di &#8220;vita vissuta&#8221; e di capacità che fanno pensare che l’ambientamento e la professionalizzazione del neoassunto saranno più rapide che in altri casi.<br />
Tra le attitudini, sono tipiche la capacità di lavorare in gruppo, la leadership, o le capacità organizzative che si acquisiscono con attività sportive o con ruoli di responsabilità in associazioni. Ancora, la capacità di essere autonomi, curiosi e di ambientarsi, sviluppate con esperienze (lunghe od originali) all’estero o comunque fuori casa. Anche la creatività può uscire da esperienze certificabili di vita vissuta. Come &#8220;infarinature&#8221; di attività non lontane dalla vita aziendale, vi sono tutti i piccoli lavori, come quelli di vendita diretta, di attività contabili o anche di segreteria, di pubbliche relazioni e, rara, di saper scrivere e parlare in &#8220;aziendalese&#8221;. Particolarmente importanti, ovviamente, le esperienze vere e proprie in termini di stages aziendali: attenzione però che, per essere considerato utile, deve trattarsi almeno di un periodo di uno-due mesi.<br />
Occorre essere un po&#8217; sbruffoni, ma sinceri, perché bisogna saper valorizzare al massimo il &#8220;valore aggiunto&#8221;, la potenziale utilità per l’azienda delle esperienze avute, e non il titolo formale: così, un mese di vendita porta a porta od un esame che ci ha portato a studiare dal vivo alcuni casi aziendali possono senz’altro essere &#8220;venduti&#8221; meglio che aver passato qualche mese in università come pseudo-assistente. Se si ha qualche esperienza precedente di lavoro &#8220;vero&#8221;, occorre indicare analiticamente cosa si è fatto: o in termini di attività (&#8220;un anno nella Direzione Amministrativa della Società Bortolotti, in cui mi sono occupato di contabilità clienti, contabilità fornitori, recupero crediti e, marginalmente, di tesoreria&#8221;) o ancora meglio di risultati (&#8220;un anno come analista programmatore, in cui ho contribuito al progetto di riduzione degli stock del 40% attraverso l’informatizzazione dei magazzini periferici, e alla revisione del sistema informativo del personale&#8221;).</li>
<li><strong>HOBBIES E INFORMAZIONI &#8220;PERSONALI&#8221;</strong><br />
Questa parte deve servire a dare un’ immagine di noi come persone &#8220;a più dimensioni&#8221;; è importante soprattutto se i tempi di laurea non sono stati rapidissimi, per dimostrare che il tempo non è stato perso, ma investito in qualcos’altro.</li>
</ol>
<p>Quasi tutti affermano di amare i viaggi, di praticare qualche sport, di dedicarsi a profonde letture e di avere qualche hobby più o meno originale (il cinema è in testa alle preferenze). Come differenziarsi, dunque? In primo luogo, senza barare, riportando eventuali riconoscimenti, premi o traguardi raggiunti: un conto è affermare di amare la cucina o lo sci, un altro conto è segnalare di essere maestri di sci o sommelier patentati. Si dà l’idea che, quando si fa una cosa, la si fa con determinazione.</p>
<p>L’<strong>importante</strong> è comunque che questa parte integri il resto del CV, equilibrandolo e non esasperandone alcuni aspetti. Se si è laureati in filosofia, e si è fatta una tesi di estetica, puntando ad una azienda è più saggio indicare tra gli interessi l’informatica o le motociclette, piuttosto che la pittura. Viceversa, se si è dato un taglio esasperatamente &#8220;aziendale&#8221; al c.v., come se da piccoli non si fosse pensato che alla carriera, meglio indicare qualche interesse umanistico o sociale, come il volontariato. È ovvio che bisogna scegliere tra le proprie attività reali, non inventarle o esagerarle ad hoc: oltre a non essere etico, &#8220;aggiustare&#8221; il CV per dare un’ immagine falsata di se è estremamente pericoloso. Tutti i peccati sono veniali, in azienda, esclusa l’inaffidabilità.</p>
<p>Un’ultima <strong>avvertenza</strong>: se è vero che un CV &#8220;è forte come la più debole delle sue parti&#8221;, in quanto non serve essere eccellenti sul 90% dei requisiti, se manca del tutto un 10% indispensabile, è anche vero che noi dobbiamo presentarlo in modo da evidenziare i nostri punti forti, e recitare invece sottovoce quelli deboli.</p>
<p>Quindi, se le parti del CV sono indubbiamente le quattro citate, l’ordine non deve necessariamente essere quello: dobbiamo invece mettere per prima, fatta salva un minimo di coerenza del testo, la parte che ci può mettere in miglior luce, e per ultima quella che ci è sfavorevole. Ad esempio, se siamo un po&#8217; &#8220;vecchiotti&#8221;, diciamo sopra i 27 anni, possiamo intestare il CV con nome, cognome e indirizzo, proseguire con istruzione ed esperienze, e in fondo rimettere i propri dati personali, completi anche della data di nascita. Otterremo in questo modo di passare, se il nostro CV è per il resto buono, la &#8220;ghigliottina&#8221; iniziale che alcuni adottano in base all’età (si noti che negli USA ogni discriminazione in base all’età, oltre che al sesso, razza, ecc., è vietata dalla legge, tanto che la data di nascita non viene indicata nei CV). Così, se il nostro voto di laurea è mediocre, è opportuno ingolosire prima il selezionatore con un ricco carnet di piccole esperienze extrauniversitarie, e poi &#8220;en passant&#8221; fargli scivolare il voto sotto il naso.<br />
È il caso di indicare referenze? In generale no, è passato il tempo in cui il parroco o il notabile facevano da garanti per le assunzioni. Tuttavia, se conosciamo qualche personaggio importante che ha rapporti professionali con l’azienda in questione, o che è da questa stimato, può non essere inutile indicarlo: a parità di requisiti, o in caso di qualche dubbio marginale, forse potrà essere un punto d’appoggio. Del tutto inutile, anzi controproducente, indicare &#8220;potenti&#8221; di qualsiasi specie.</p>
<h2>I DESTINATARI</h2>
<p><strong>FARSI LEGGERE: A CHI SPEDIRLO</strong><br />
Come detto, molti CV non vengono neppure aperti. Il nostro primo obiettivo, dunque, deve essere quello di essere almeno presi in considerazione. Vi sono alcuni semplici accorgimenti che aumenteranno le nostre &#8220;chances&#8221;:<br />
<strong>Attenzione all’indirizzo</strong><br />
Molti c.v. non vengono letti, semplicemente, perché non ricevuti in quanto spediti all’indirizzo sbagliato. Infatti a volte si guarda l’indirizzo delle aziende alla sede locale della azienda che volete contattare, e chiedete chiarimenti.<strong></strong></p>
<p><strong>Indirizzate, possibilmente, ad una persona, non ad una &#8220;entità&#8221;</strong><br />
Immaginate un selezionatore, o la sua segretaria, che guarda perplesso la montagna di buste arrivate con la posta, presumibilmente costituite in gran parte da CV. Alcune sono indirizzate semplicemente alla &#8220;Bortolotti &amp; C. &#8211; Direzione del Personale&#8221;; altre, invece, a &#8220;dr.ssa Margherita Pizza, Responsabile Selezione e Sviluppo&#8221;, che è la precisa denominazione del responsabile in quella azienda. Se voi foste Margherita Pizza, o la sua segretaria, quali lettere aprireste per prime? E quali, se proprio non ce la fate, buttereste nel cestino?<br />
Individuare il nome del vostro interlocutore non è importante solo per superare questa prima barriera, ma anche per stabilire un contatto più personalizzato ed efficace, come ben sanno coloro che vi inondano di pubblicità postale, proponendo &#8220;proprio a voi, signora Rosa Gianbattista!&#8221; pentolame di qualità e regali a non finire (peccato che poi, come in questo caso, confondano il nome col cognome: voi non fatelo). Il selezionatore che legge una lettera indirizzata a lui personalmente sarà inevitabilmente più attento: avrà tra l’altro sempre il dubbio che la persona in qualche modo lo conosca.<br />
Anche individuare l’esatto titolo della posizione (in genere, responsabile della selezione) è utile: innanzitutto evita che finisca sui tavoli sbagliati (mandarla direttamente al Direttore del Personale è inutile, a meno che abbiate un curriculum davvero prestigioso o che l’azienda sia piccola), e inoltre dà una immagine di persona preparata e precisa.</p>
<p><strong>Come procurarsi nome e titolo degli interessati?</strong><br />
Attraverso le numerose pubblicazioni che li riportano (articoli sulle pagine specializzate dei giornali, career books ecc.) o provando, semplicemente, a telefonare e a chiedere.<br />
Alcuni addirittura spediscono per raccomandata, o appongono la dicitura &#8220;riservata personale&#8221; sulla busta: il primo accorgimento è abbastanza inutile e costoso, il secondo è efficace, perché la busta sarà aperta direttamente dall’interessato anziché dalla segretaria, e quindi guardata con più attenzione, ma è a doppio taglio perché, accortosi che si tratta di un semplice c.v., il selezionatore lo guarderà un po&#8217; scocciato domandandosi &#8220;ecché ci sarà mai di riservato e personale?&#8221;.</p>
<p><strong>Indirizzate sia al &#8220;personale&#8221; che alla &#8220;linea&#8221;</strong><br />
Come per le altre forme di contatto, cercate di aggirare il &#8220;collo di bottiglia&#8221; che crea l’intasamento di CV presso gli uffici selezione. Il modo più semplice è di mandare il vostro anche ai Direttori della funzione in cui vi piacerebbe lavorare: se riuscite a suscitare la loro curiosità, saranno loro stessi, se non a convocarvi direttamente, a trasmettere il CV al personale, con un bigliettino di accompagnamento tipo &#8220;mi sembra interessante, Margherita, perché non lo incontriamo?&#8221;. Queste segnalazioni sono tenute in gran conto dai selezionatori. I Direttori di Funzione ricevono meno CV del personale, e sono quindi meno drastici nel cestinare: è però indispensabile personalizzare la lettera di accompagnamento, nonché avere realmente buone credenziali nel campo in cui operano.</p>
<p><strong>Dove possibile, non usate la posta</strong><br />
In tutte le aziende dove conoscete qualcuno, chiedete cortesemente a costui di portare o inviare con la posta interna il vostro CV. Elementari regole di cortesia fanno si che, anche se la persona non conosce il selezionatore o non ha gran peso in azienda, questi curricula siano comunque almeno valutati con attenzione. Non potete aspettarvi corsie preferenziali nella valutazione, ma probabilmente avrete la precedenza rispetto alla pila di CV giacenti in precaria attesa.</p>
<p><strong>Speditelo al momento giusto</strong><br />
Non esiste di solito una rigida tempificazione delle assunzioni, da parte delle aziende. Tuttavia, il &#8220;grosso&#8221; delle ricerche parte nei primi mesi dell’anno, una volta ufficializzate le esigenze per l’anno in corso. Il periodo migliore per spedire i CV è dunque febbraio-marzo, anche se le ricerche proseguono poi per tutto l’anno, con un leggero calo a giugno-luglio, per non assumere a cavallo delle vacanze, ed una buona ripresa a settembre. Verso fine anno c’è spesso un secondo rallentamento, in quanto si preferisce rinviare a gennaio le assunzioni previste per novembre o dicembre. Nessuno scandalo quindi, ripeto, a ri-inviare il CV, magari con la scusa di un piccolo aggiornamento, un semestre dopo la prima spedizione.</p>
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		<title>La Lettera di presentazione</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/presentazione-autocandidatura/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 08:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bancalavoro.com/info/?p=46</guid>
		<description><![CDATA[Il principale obiettivo della lettera di presentazione di accompagnamento al CV è quello di entrare in contatto con l&#8217;azienda e catturare l&#8217;attenzione del selezionatore con lo scopo di ottenere un colloquio. Per questo motivo la lettera che accompagna e introduce il Curriculum Vitae è meno schematica e più spontanea del Curriculum, come vedremo negli esempi. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il principale obiettivo della <strong>lettera di presentazione di accompagnamento al CV</strong> è quello di entrare in contatto con l&#8217;azienda e catturare l&#8217;attenzione del selezionatore con lo scopo di ottenere un <a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/" title="Come affrontare un colloquio di lavoro?">colloquio</a>.</p>
<p>Per questo motivo la lettera che accompagna e introduce il Curriculum Vitae è meno schematica e più spontanea del Curriculum, come vedremo negli <strong>esempi</strong>.</p>
<p>Al termine di questo articolo vedremo un <a href="http://www.bancalavoro.com/info/presentazione-autocandidatura/#risposta">modello di lettera di presentazione</a> per accompagnare il Curriculum in risposta ad un annuncio di lavoro, ed un <a href="http://www.bancalavoro.com/info/presentazione-autocandidatura/#autocandidatura">modello di lettera per una candidatura spontanea</a> (un&#8217;autocandidatura).</p>
<p><span id="more-46"></span>Senza ripetere il contenuto del <a href="http://www.bancalavoro.com/info/curriculum/" title="Come scrivere un Curriculum Vitae?">curriculum</a> allegato, sfruttate questa occasione per chiarire aspetti della vostra personalità ovvero specificate in poche righe:</p>
<ul>
<li>punti di forza (disponibilità a viaggiare, a trasferimenti, a tirocini e/o stage, conoscenze linguistiche, ecc.),</li>
<li>caratteristiche personali (capacità di adattamento a diversi ambiti di lavoro, di rapportarsi con gli altri, elementi del proprio carattere, ecc.),</li>
<li>aspettative personali e professionali (studi, esperienze. hobbies e interessi).</li>
</ul>
<p>La <strong>lettera di accompagnamento</strong> non deve essere uguale per tutti i destinatari, ma <strong>personalizzata</strong> con riferimenti a caratteristiche specifiche dell&#8217;azienda cui è indirizzata (prodotti, marchi di prestigio, espansione sul mercato, ecc.) o a caratteristiche proprie che potrebbero interessare l&#8217;azienda.</p>
<p>Per scrivere una buona lettera di accompagnamento seguite questi <strong>consigli</strong>:</p>
<ol>
<li>evitate toni burocratici e troppo formali,</li>
<li>usate uno stile disinvolto, sicuro e chiaro,</li>
<li>usate la prima persona,</li>
<li>non commettete errori. Se sbagliate, evitate cancellature,</li>
<li>scrivete la lettera al computer (scrivete la lettera a mano solo se richiesto esplicitamente dall&#8217;azienda),</li>
<li>conservate sempre una copia della lettera,</li>
<li>inserite la data e la firma in originale,</li>
<li>specificate che allegate il curriculum.</li>
</ol>
<p>La lettera viene preparata in due casi:</p>
<ul>
<li>quando si risponde ad un annuncio,</li>
<li>di propria iniziativa (autocandidatura).</li>
</ul>
<h2>Esempio di lettera di presentazione in risposta ad un annuncio</h2>
<blockquote><p>ANDREA ROSSI<br />
Via Po, 44<br />
00100 Roma</p>
<p>Roma, 25 febbraio 2011</p>
<p>Spettabile<br />
AZIENDA S.r.l.<br />
Casella Postale n. 33<br />
00100 ROMA</p>
<p>Oggetto: Inserzione su quotidiano &#8220;IL QUOTIDIANO&#8221; Rif 200</p>
<p>Con riferimento all&#8217;inserzione pubblicata sul quotidiano &#8220;IL QUOTIDIANO&#8221; del 5 marzo u. s., vorrei sottoporre alla Vostra attenzione il mio curriculum vitae, augurandomi che possa essere di Vostro interesse.</p>
<p>Sono un neolaureato in Economia e Commercio, interessato al settore Marketing ed alla Comunicazione. Sono dinamico, creativo e predisposto alle pubbliche relazioni. Ho uno spiccato senso del dovere e sono pieno di entusiasmo.</p>
<p>Pur non avendo maturato alcuna esperienza &#8220;sul campo&#8221; sono sicuro di riuscire a sviluppare, in breve tempo, le competenze specifiche che sono richieste nell&#8217;inserzione.</p>
<p>Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento e approfondimento e nell&#8217;attesa Vi porgo distinti saluti.</p>
<p>Allego il curriculum vitae con il consenso al trattamento dei dati personali da me forniti.</p>
<p>Firma</p></blockquote>
<p><a name="autocandidatura"></a></p>
<h2>Esempio di lettera di presentazione per un&#8217;autocandidatura</h2>
<blockquote><p>FEDERICO VERDI<br />
Corso Rinascimento, 23<br />
00100 ROMA</p>
<p>Roma, 1 settembre 2011</p>
<p>Spettabile AZIENDA S. r. l.<br />
Via Fiume, 40<br />
30170 VENEZIA</p>
<p>Oggetto: Autocandidatura</p>
<p>Mi chiamo Federico Verdi e sono un neolaureato in Economia e Commercio, laureato il 15 novembre 1998 presso la Facoltà di Economia dell&#8217;Università di Venezia.<br />
Se è naturale che noi giovani abbiamo poca esperienza lavorativa, io almeno ho cercato di ottenere una buona preparazione scolastica.</p>
<p>Sfogliando CareerBook &#8217;99 di Repubblica ho trovato il Vostro recapito e per il futuro mi piacerebbe lavorare nell&#8217;ufficio progetti di una grande azienda come la vostra.<br />
All&#8217;ultima esposizione ho notato la Vostra linea. Pur essendomi piaciuta molto, credo che si potrebbero apportare dei miglioramenti con una maggiore attenzione agli aspetti del marketing. Mi farebbe piacere presentarVi personalmente alcune proposte che ho elaborato e che potrebbero interessarVi.</p>
<p>E&#8217; per questo motivo che Vi invio in allegato il mio curriculum vitae, sperando di avere il piacere di incontrarVi in modo da valutare l&#8217;opportunità di una collaborazione all&#8217;interno della Vostra azienda.</p>
<p>Colgo l&#8217;occasione per porgerVi cordiali saluti.</p>
<p>Allego il curriculum vitae con il consenso al trattamento dei dati personali da me forniti.</p>
<p>Firma</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Lavorare all&#8217;estero</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/estero/</link>
		<comments>http://www.bancalavoro.com/info/estero/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 09:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trovare lavoro all&#8217;estero è un desiderio condiviso da un numero sempre crescente di italiani. Le motivazioni che li spingono possono essere anche molto diverse: fare esperienze in luoghi stimolanti, valorizzare la propria professionalità, vivere in luoghi con standard elevati, scappare dall&#8217;Italia e ricominciare daccapo&#8230; Queste sono le più comuni ragioni addotte dagli italiani che desiderano [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Trovare <strong>lavoro all&#8217;estero</strong> è un desiderio condiviso da un numero sempre crescente di italiani.</p>
<p>Le <strong>motivazioni</strong> che li spingono possono essere anche molto diverse:</p>
<ul>
<li>fare <strong>esperienze</strong> in luoghi stimolanti,<strong></strong></li>
<li><strong>valorizzare</strong> la propria professionalità,</li>
<li>vivere in luoghi con <strong>standard elevati</strong>,</li>
<li>scappare dall&#8217;Italia e ricominciare daccapo&#8230;</li>
</ul>
<p>Queste sono le più comuni ragioni addotte dagli italiani che desiderano <strong>lavorare all&#8217;estero</strong>.</p>
<p>Vediamo allora di <strong>aiutare gli italiani che vogliono lavorare all&#8217;estero</strong> ma che non sanno da dove cominciare.</p>
<p><span id="more-35"></span>Una delle prime cose da fare è stabilire <strong>dove si vuole vivere e lavorare</strong>.</p>
<p>Il mondo è grande, ma alcune località sono più gettonate di altre: la <strong>Spagna</strong>, la <strong>Svizzera</strong>, l&#8217;<strong>Australia</strong>, il <strong>Brasile</strong>, la <strong>Germania</strong>, <strong>Londra</strong> e <strong>New York</strong> sono le mete più ambite dagli italiani che vogliono lavorare all&#8217;estero.</p>
<p>Iniziamo dunque con l&#8217;indicare subito una prima selezione di riferimenti utili:</p>
<h2>Offerte di lavoro all&#8217;estero</h2>
<ul>
<li>Lavorare in <a href="http://www.bancalavoro.com/spagna/italiano"><strong>Spagna</strong>: offerte di lavoro per chi parla italiano</a></li>
<li>Lavorare in <a href="http://www.bancalavoro.com/svizzera/"><strong>Svizzera</strong>: offerte in Canton Ticino e oltre</a></li>
<li>Lavorare in <a href="http://www.bancalavoro.com/australia/italian"><strong>Australia</strong>: offerte a Melbourne, Sidney, Canberra, Perth</a></li>
<li>Lavorare in <a href="http://www.bancalavoro.com/germania/"><strong>Germania</strong>: numerose offerte sono di aziende italiane</a></li>
<li>Lavorare in <a href="http://www.bancalavoro.com/brasile/"><strong>Brasile</strong>: per gli italiani ci sono offerte in tutto il paese</a></li>
<li>Lavorare a <a href="http://www.bancalavoro.com/londra/"><strong>Londra</strong>: scrivete &#8220;italian speaking&#8221; se zoppicate in inglese</a></li>
<li>Lavorare a <a href="http://www.bancalavoro.com/new+york/italian"><strong>New York</strong>: le offerte per madrelingua italiani sono numerose</a></li>
</ul>
<p>Per trovare offerte in località diverse o per mansioni più specifiche, non dovete far altro che cercare con parole chiave più precise.</p>
<h2>Prepararsi a lavorare e vivere all&#8217;estero</h2>
<p>Tranne quei pochi fortunati che partono con un un contratto già firmato in tasca, tutti gli altri dovranno accettare qualche sacrificio all&#8217;inizio, nell&#8217;attesa di trovare un lavoro all&#8217;altezza delle aspettative.</p>
<p>È quindi utile, specie per i più giovani, mettere in conto qualche lavoretto <strong>part time o un lavoro stagionale</strong>, specie per i primi tempi.</p>
<p>Indipendentemente dalla destinazione che avrete scelto, ci sono alcune <strong>cose indispensabili da sapere</strong>:</p>
<h3>Prima di partire</h3>
<ul>
<li>I <strong>permessi di ingresso, soggiorno e lavoro</strong> sono forse il primo ostacolo con cui l&#8217;aspirante lavoratore all&#8217;estero si confronta. Cambiano da Paese a Paese, troverete tutte le informazioni che vi servono sul sito dell&#8217;ambasciata o del consolato italiano nel Paese di destinazione.</li>
<li>La <strong>lingua</strong> &#8211; purtroppo a differenza di inglesi, francesi e spagnoli, non esistono paesi esteri dove gli italiani possano utilizzare la propria lingua madre. In alcuni casi, sostenere un <strong>esame linguistico</strong> è obbligatorio per lavorare. In ogni caso conoscere, almeno a livello medio, la lingua parlata (e scritta) nel paese scelto è di grandissimo aiuto.</li>
<li>Il <strong>cambio della valuta</strong>: meglio tenerne conto fuori dall&#8217;area Euro; valutare poi eventuali differenze nel <strong>costo della vita</strong> può evitare spiacevoli sorprese (ma anche generare vantaggiosi fenomeni economici).</li>
<li>A livello medico, oltre agli eventuali vaccini obbligatori o consigliati, è bene informarsi sulle modalità di erogazione di <strong>assistenza sanitaria</strong>: ogni Paese ha le sue regole, ma in linea di massima non tutti gli interventi di assistenza sono garantiti.</li>
</ul>
<h3>Documentazione utile al lavoro</h3>
<ul>
<li>Preparare il <strong>Curriculum in formato Europeo</strong> (in inglese, spagnolo o nella lingua parlata nel paese di destinazione) è un&#8217;ottima scelta finché si resta nel vecchio continente. Troverete i <strong>modelli di Curriculum Europeo in tutte le lingue dell&#8217;UE</strong> pronti da scaricare sul sito <a href="http://europass.cedefop.europa.eu/europass/home/hornav/Downloads/EuropassCV/CVTemplate.csp?loc=it_IT">EuroPass</a>.</li>
<li>Va tenuto presente che in molti paesi il sistema di studi e le relative qualifiche presentano alcune differenze: è quindi utile accertarsi della possibilità di ottenere il <strong>riconoscimento delle qualifiche nei Paesi esteri</strong>; ma è comunque utile tradurre in ogni caso la terminologia utilizzata per indicare le proprie qualifiche nell&#8217;equivalente locale.</li>
</ul>
<h3>Dove trovare lavoro</h3>
<ul>
<li>Per iniziare, potete <strong>ricercare tra offerte di lavoro presenti su questo sito</strong>. Potreste ad esempio indicare &#8220;italian&#8221; ed il nome del Paese, per individuare le offerte rivolte a lavoratori che parlano italiano.</li>
<li><a href="http://ec.europa.eu/eures/home.jsp?lang=it">EURES</a>, il Portale Europeo per la Mobilità Professionale, raccoglie diverse <strong>offerte di lavoro in Europa</strong> e presenta schede dettagliate per ogni annuncio. Il sito contiene inoltre molte utili informazioni per chi è interessato a lavorare o studiare in tutta Europa.</li>
<li>Presso la <strong>camera di commercio</strong> della vostra zona, potrete venire a conoscenza di aziende locali che operano anche all&#8217;estero.</li>
</ul>
<h3>Alloggio</h3>
<p>Per l&#8217;alloggio ci sono due strade:</p>
<ol>
<li>trovare un&#8217;<strong>offerta di lavoro ed alloggio</strong> (cioè un contratto di lavoro che preveda contestualmente un alloggio)</li>
<li>trasferirsi all&#8217;estero per poi cercare lavoro (e trovare l&#8217;alloggio di conseguenza)</li>
</ol>
<p>Nel secondo caso, è consigliabile prenotare per i primi giorni un ostello o una pensione, in modo da poter iniziare subito a cercare lavoro, senza tante preoccupazioni, e con poca spesa. Una volta trovata un&#8217;occupazione, si può quindi cercare una sistemazione più stabile (un appartamento o una camera in affitto) che risulti vicina al luogo di lavoro.</p>
<p>In alcune città, specie le più care come Londra, il co-housing (ovvero dividere l&#8217;affitto di un appartamento tra più co-inquilini) è la norma. Può anche essere un modo interessante per conoscere altre persone.</p>
<h3>Suggerimenti</h3>
<p><strong>Contattare persone che vivono e lavorano all&#8217;estero</strong> con Internet è facilissimo, e vi consigliamo di farlo perché attraverso le esperienze altrui avrete la possibilità di conoscere più da vicino il Paese dei vostri sogni&#8230; anche prima di andarci fisicamente!</p>
<p>Non disdegnate poi i <strong>lavori temporanei e le mansioni più umili</strong> (come il lavapiatti o l&#8217;uomo/donna delle pulizie): specie se non conoscete tanto bene la lingua, un&#8217;occupazione del genere all&#8217;inizio è quasi una scelta obbligata, anche per imparare ad esprimersi, nel frattempo. A proposito&#8230; anche per fare l&#8217;<strong>insegnante di italiano all&#8217;estero</strong>, è indispensabile conoscere la lingua locale.</p>
<p>Se volete semplicemente trascorrere un periodo fuori dall&#8217;Italia, infine, potreste prendere in considerazione l&#8217;idea di un <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/navi+crociera">lavoro sulle navi da crociera</a>: le mansioni richieste sono le più disparate, e c&#8217;è il vantaggio che la vita sulla nave consente un grande risparmio.</p>
<h3>Agenzie di lavoro all&#8217;estero</h3>
<p>Esistono ormai parecchie agenzie specializzate nell&#8217;offerta di soluzioni per lavorare in paesi esteri.</p>
<p>I servizi più comunemente offerti da queste agenzie sono:</p>
<ul>
<li>Individuazione dell&#8217;alloggio,</li>
<li>Assistenza con la burocrazia,</li>
<li>Apertura di un conto corrente locale,</li>
<li>Ottenimento documenti per lavorare,</li>
<li>Ricerca di proposte di lavoro,</li>
<li>Indicazioni sul servizio sanitario, e assegnazione di un medico.</li>
</ul>
<p>Per indicazioni specifiche sui singoli paesi, vi invitiamo a visitare il sito www.lavoro-estero.com.</p>
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		<title>I colloqui di lavoro</title>
		<link>http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/</link>
		<comments>http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 08:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta ottenuto il colloquio di lavoro, dovrete prepararvi a giocarvi la vostra opportunità nel giro di un’ora, o anche meno. Le metodologie a disposizione per la selezione del personale sono varie e numerose; tuttavia quelle realmente valide e comunemente adottate dalle aziende sono poche e ormai abbastanza standardizzate: si tratta del colloquio individuale con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta <strong>ottenuto il colloquio di lavoro</strong>, dovrete prepararvi a <strong>giocarvi la vostra opportunità</strong> nel giro di un’ora, o anche meno.</p>
<p>Le metodologie a disposizione per la selezione del personale sono varie e numerose; tuttavia quelle realmente valide e comunemente adottate dalle aziende sono poche e ormai abbastanza standardizzate: si tratta del <strong>colloquio individuale</strong> con esperti di selezione dell’azienda o con consulenti esterni cui è stata affidata la ricerca, di &#8220;<strong>dinamiche di gruppo</strong>&#8220;, cioè discussioni o simulazioni effettuate tra gruppi di candidati, sempre alla presenza di esperti, e infine di <strong>test logico-attitudinali</strong> scritti. Prescindiamo in questa sede dalle prove previste dai concorsi per titoli ed esami, necessari per <a href="http://www.bancalavoro.com/lavoro/pubblica+amministrazione">accedere al pubblico impiego</a> e usati anche da diversi istituti di credito.</p>
<p><strong>Il colloquio è la regina delle prove di selezione</strong>, è il momento della verità in cui le persone sono a confronto integralmente, nelle loro competenze, nelle loro personalità e nello stile di relazione. È anche una prova imprevedibile nel suo svolgimento e nel suo esito: ognuno di noi osserva la realtà alla luce di schemi, opinioni e pregiudizi suoi propri, soprattutto su un tema così soggettivo come la valutazione delle persone.</p>
<p><span id="more-33"></span>Quindi, senza cessare di essere noi stessi, durante i colloqui di selezione dobbiamo tenere presente che ciò che crediamo di dire e manifestare, e ciò che sarà percepito dal nostro interlocutore <strong>non sono necessariamente la stessa cosa</strong>. Capita spesso che si esca da un colloquio convinti di aver dato l’impressione di essere socievoli ed estroversi, mentre la nostra Margherita Pizza avrà appuntato &#8220;sopra le righe, ingenuo e farfallone&#8221;, o di essere sembrati seri e misurati e invece essere stati catalogati come rigidi ed introversi (per fortuna, accade anche il contrario).</p>
<p>Vedremo ora <strong>il &#8220;decalogo&#8221; di un buon colloquio</strong>, anche se va precisato che un buon colloquio è quello in cui non si fa alcun autogol, e si riesce ad uscire al meglio come siamo realmente, come ci vedono i nostri amici e coloro che ci vogliono bene. Vedremo le <a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#domande">domande tipiche poste ai candidati</a>, ed i migliori consigli per <a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#chiusura">concludere il colloquio</a>.</p>
<p>Non è un buon colloquio quello in cui si riesce a &#8220;bluffare&#8221; nascondendo tratti importanti, ancorché inopportuni, del nostro background personale o professionale. Infatti, nel colloquio dovrebbe svilupparsi una &#8220;alleanza&#8221; tra selezionatore e selezionato, per capire se si è realmente tagliati per il lavoro offerto. Solo se si è certi di avere tutti i requisiti necessari, un minimo di &#8220;bluff&#8221; è consentito per ottimizzare le proprie chances di vittoria (è il concetto di &#8220;dolus bonus&#8221; accettato anche dalle leggi del commercio), ma guai a simulare capacità per un lavoro per cui siamo negati: molto meglio perdere un’occasione che fallirla. Oltretutto, le simulazioni o le vere e proprie bugie, se avete di fronte un professionista, hanno le gambe corte.</p>
<h2>IL DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO</h2>
<ul>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#impressione">I) Fate una buona &#8220;prima impressione&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#puntideboli">II) Preparatevi sui vostri punti deboli</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#azienda">III) Informatevi sull&#8217;azienda</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#tranquilli">IV) Tranquilli e sorridenti</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#comportamento">V) Nè ingenui, nè atteggiati, nè eccessivi</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#positivo">VI) Pensate positivo, creativo e concreto</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#parlate">VII) Parlate per favore</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#linguaggio">VIII) Attenti al linguaggio</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#selezionatore">IX) Tenete presente chi avete di fronte</a></li>
<li><a href="http://www.bancalavoro.com/info/colloquio/#nonverbale">X) La comunicazione non verbale</a></li>
</ul>
<p>C’è una premessa da fare: i consigli che seguono valgono in tutti i tipi di colloquio, ma il comportamento da tenere deve variare a seconda del &#8220;rapporto di forza&#8221; tra voi e i vostri concorrenti: nella ricerca di quella specifica opportunità, pensate di essere in pole-position, a metà classifica o molto indietro rispetto ai favoriti?</p>
<p>La tattica di gara, come in ogni competizione, è fondamentale: se, per <strong>curriculum ed esperienze</strong>, nonché per i segnali che vi vengono dall’azienda ritenete di essere tra i <strong>favoriti</strong>, l’importante è non sbagliare, non rischiare, recitare il proprio ruolo con sicurezza ma senza lasciarsi andare ad alcuna improvvisazione. Se invece vi accorgete di essere in <strong>svantaggio</strong>, perché ad esempio il vostro titolo di studio non è proprio quello desiderato, o perché cercano possibilmente una persona con un po&#8217; di esperienza, o perché il vostro CV sembra oggettivamente debole, non potete limitarvi a fare bene il compitino durante la selezione: dovete inventare qualcosa, prendervi dei rischi maggiori pur di farvi notare e considerare. Tanto, non avete niente da perdere.</p>
<p>Quindi, le regole di bon ton che ora leggerete <strong>vanno interpretate</strong>: alcune situazioni che possono farvi &#8220;uscire dagli schemi&#8221;, sia sul piano della relazione con i selezionatori che dei contenuti, possono essere dei rischi o delle opportunità a seconda del vostro piazzamento parziale nella &#8220;hit parade&#8221; dei candidati.</p>
<p><a name="impressione"></a></p>
<h3>I) FATE UNA BUONA &#8220;PRIMA IMPRESSIONE&#8221;</h3>
<p>&#8220;<em>You never have a second chance to make a first impression</em>&#8220;, dicono gli americani, ed è drammaticamente vero. La prima impressione che avrete creato nel vostro interlocutore vi resterà sempre appiccicata addosso: che si tratti di vostra moglie o marito, o del vostro capo, sicuramente chi vi sta vicino ricorderà le sensazioni che gli avrete suscitato nei primissimi momenti della vostra conoscenza, (e sarà sempre pronto a rinfacciarvi &#8220;<em>L’avevo intuito subito, che eri un gran&#8230;</em>&#8220;).</p>
<p>Vi sono alcuni accorgimenti ovvi, ma importanti, come il non arrivare in ritardo e non presentare ansimanti una mano sudaticcia per non creare un’ impressione sfavorevole, ma vi è in generale la prima &#8220;fase&#8221; del colloquio da preparare con cura.</p>
<p>Un colloquio ha infatti, abitualmente, quattro fasi:</p>
<ul>
<li>il &#8220;warm up&#8221;, o riscaldamento,</li>
<li>l’ esame del candidato,</li>
<li>il &#8220;controesame&#8221; da parte del candidato,</li>
<li>la chiusura.</li>
</ul>
<p>Il &#8220;warm up&#8221; può durare 2-3 minuti, contro i 20 dell’esame, i 10 del controesame ed i 4-5 della chiusura, ma questi due minuti possono influenzare enormemente il prosieguo. In circa un terzo dei colloqui, infatti, la brava Margherita avrà già &#8220;segato&#8221; mentalmente il candidato dopo i convenevoli: e solo in qualche raro caso farà poi marcia indietro a fronte di una più analitica valutazione.</p>
<p>Per fare un buon &#8220;warm up&#8221; dobbiamo farci vedere da subito tranquilli, curiosi e affidabili, ma dobbiamo anche cercare di stabilire una buona intesa personale con il selezionatore. Senza fare i ruffiani, un sorriso sincero, una battuta, una osservazione che sdrammatizza il colloquio sono sempre gradite: se il candidato è teso, anche il selezionatore non si rilassa, non si &#8220;gode&#8221; il colloquio. Bastano poche chiacchiere per dimostrare che siamo persone aperte e disponibili, e il vostro interlocutore ve ne renderà merito. I convenevoli devono essere brevi, però, perché altrimenti il selezionatore penserà che vogliamo tergiversare, o che siamo dei chiacchieroni.</p>
<p><a name="puntideboli"></a></p>
<h3>II) PREPARATEVI SUI VOSTRI PUNTI DEBOLI</h3>
<p>La seconda parte del colloquio è, non nascondiamolo, un esame vero e proprio. Le vostre competenze e la vostra personalità saranno scandagliate a fondo, in cerca di eventuali carenze. Poiché nessuno di noi è perfetto, qualcosa di spiacevole affiorerà, che noi ce ne accorgiamo o meno: il problema è come far si che il selezionatore non giudichi la nostra persona nel suo complesso alla luce dei punti deboli, ma arrivi a considerarli dei &#8220;nei&#8221; di secondaria importanza. Come fare?</p>
<p>La risposta è, apparentemente, semplice: <strong>giocando d’anticipo</strong>, riconoscendo le nostri eventuali lacune, inquadrandole nella loro vera luce, e dimostrando come siamo riusciti a compensarle. Guai a negare l’esistenza di punti deboli (&#8220;<em>Io le sembro un po&#8217; aggressivo? Ma lei si è bevuto il cervello!</em>&#8220;) , e guai anche a cercare di rigirare la frittata (&#8220;<em>Voti bassi all’università? Ma io mica studiavo per il voto!</em>&#8220;). Vediamo qualche esempio di come trarsi d’impaccio:</p>
<p>&#8220;<em>Dice che sembro un po&#8217; aggressivo, un po&#8217; drastico nei giudizi? Si, può darsi che dia questa impressione: il fatto è che apprezzo molto la chiarezza. So che i compromessi spesso sono indispensabili, ma anch’essi, per essere efficaci, devono nascere (è una mia opinione, per carità) da un confronto duro, esplicito. Sono magari molto pignolo, analitico, dubbioso nella fase di studio dei problemi, ma una volta fattami un’ opinione e presa una decisione, mi piace andare fino in fondo. So che rischio di perdere delle sfumature, ma questo mi ha consentito, finora, di raggiungere tutti i traguardi che mi sono prefisso. Certo, ora sto per entrare in un mondo che non conosco, e dovrò imparare tutto: la mia spavalderia dovrò metterla nel cassetto per un bel po&#8217;.Del resto, se chiedesse di me a chi mi conosce, mi definirebbero forse impetuoso, ma aggressivo no, credo proprio di no</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Si, il voto di laurea non è granché. Non cerco scuse: non ho nè lavorato per mantenermi agli studi, nè fatto alcunché di memorabile nel frattempo. Il fatto è, lo confesso, che i miei primi anni di università sono stati dedicati più al divertimento che allo . studio. C’è chi matura prima, e chi dopo, e io appartengo a questa seconda categoria. Mi sono &#8220;svegliato&#8221; negli ultimi due anni, quando finalmente ho cominciato a pensare al futuro e a comportarmi come una persona adulta: ho recuperato gli esami arretrati, ho cercato di migliorare la media e soprattutto di fare una buona tesi, e credo di esserci riuscito. Soprattutto ho capito di essere stato a un passo dal perdere il treno, per superficialità, ed è un rischio che non voglio più correre. In questi due anni ho avuto la conferma che se mi impegno ottengo risultati di valore, e voglio sfruttare in pieno le mie possibilità. Come consolazione, devo dire che nei primi anni, se ho certamente studiato poco, ho però avuto esperienze così diverse che mi hanno insegnato tante piccole cose che scopro non essere inutili.</em>&#8221;</p>
<p>&#8220;<em>No, non so il tedesco. Tre parole al massimo. Se per questo lavoro è indispensabile parlarlo bene da subito, io non sono la persona che fa per voi. Se invece all’inizio l’inglese può bastare, penso che sei mesi mi basteranno per imparare il minimo indispensabile: potrò ad esempio passare le vacanze in Germania in una scuola. So di non avere problemi a imparare le lingue, altrimenti io stessa non mi sbilancerei. Se sono riuscita ad amare il greco, al liceo, non sarà una lingua moderna a spaventarmi. Con l’inglese non ho avuto problemi, e con il francese me la cavo: datemi sei mesi e chiacchiereremo tranquillamente in tedesco.</em>&#8221;</p>
<p>&#8220;<em>Timido? Io, timido? Beh, di natura, è vero, sono un po&#8217; timido. Da piccolo lo ero parecchio, ma poi, per amore o per forza, sono cambiato. Vede, io ho risieduto in tre città negli ultimi dodici anni. Ho dovuto cambiare tre volte le amicizie, ricostruire tutti i rapporti: ho dovuto per forza buttare a mare la timidezza, non sarei sopravvissuto. Inoltre, come avrà letto, a tempo perso mi sono occupato di volontariato, organizzando servizi, chiedendo finanziamenti, operando direttamente per il recupero dei tossicodipendenti. Non è un mondo in cui i timidi possano sopravvivere, glielo assicuro. Posso definirmi un ex-timido, che ha imparato a non tirarsi mai indietro quando bisogna farsi riconoscere ed anche rispettare. Sono contento di questo, anche se forse un &#8220;look&#8221; da timido non l’ho ancora perso del tutto</em>&#8220;.</p>
<p>Insomma, per non farsi etichettare in base ai propri apparenti punti deboli, occorre:</p>
<ol>
<li>prevedere che ci venga richiesto di parlarne</li>
<li>ammetterne serenamente la plausibilità</li>
<li>inquadrarli in un’ottica più vasta</li>
<li>dimostrare come, essendone consapevoli, abbiamo già noi stessi individuato gli antidoti ai potenziali rischi che questi handicap rappresentano.</li>
</ol>
<p><a name="azienda"></a></p>
<h3>III) INFORMATEVI SULL&#8217;AZIENDA</h3>
<p>Quando la nostra Margherita Pizza si sarà fatta un’idea abbastanza precisa di ciò che siete, e di quali siano le vostre motivazioni, tirerà un bel sospiro stiracchiandosi sulla sedia e socchiudendo gli occhi. È il segnale che la fase &#8220;2&#8243; del colloquio, quella dell’esame, è finita, e la palla passerà a voi, con la rituale domanda &#8220;<em>Bene. Ora, ha lei qualche domanda da fare?</em>&#8221;</p>
<p>Il <strong>modo più sicuro di rovinare un colloquio</strong> è dire, con uno stolido sorriso, &#8220;<em>Ehm, no&#8230; non mi viene in mente niente</em>&#8220;. Il selezionatore, mentalmente, vi spedirà immediatamente all’inferno, girone degli ignavi, o nel limbo dei senza personalità.</p>
<p>Vedremo più oltre alcune domande che potrete rivolgere, tanto per avere informazioni utili quanto per contribuire a costruire un’ immagine positiva di voi; fin d’ora sappiate che, quanto più disinformati sarete sull’azienda e sul business, tanto più anonima e scipita sarà la discussione, che vi relegherà nella veste passiva dell’ascoltatore o vi esporrà a brutte figure (per ogni uomo d’azienda, la sua azienda è l’ombelico del mondo, e si stupirà alquanto per la vostra ignoranza). Ricordate sempre che uno dei vostri obiettivi, nel colloquio, è di abbattere la distanza tra voi e il selezionatore, e di scrollarvi di dosso l’immagine di studente inesperto del mondo.</p>
<p>Migliore figura farete, ad esempio, se direte: &#8220;<em>le riassumo le informazioni che posseggo sulla vostra azienda, e l’immagine che, superficialmente, me ne sono fatto: me le può per favore correggere e integrare?</em>&#8221; E a questo punto dovete partire, senza farla troppo lunga, dal mercato e dal contesto competitivo di riferimento (concorrenti, regole del gioco, posizionamento), citare ciò che sapete delle dimensioni, struttura e prodotti dell’azienda, accennare ai cambiamenti che nel business stanno avvenendo, e (solo se avete qualche spunto significativo) accennare a come &#8220;vedete voi le cose&#8221; per l’azienda in questione.</p>
<p>Su questa base, il dialogo proseguirà &#8220;alla pari&#8221;, e il selezionatore avrà l’impressione di confrontarsi con una persona che sa quello che vuole, sa programmarsi, sa informarsi prima di parlare, e infine sembra già un po&#8217; &#8220;di casa&#8221; in azienda. Informarsi sulla vita delle grandi aziende non è difficile, mentre per quelle medie dovrete rivolgervi alla stampa specializzata o alle associazioni di categoria (o, meglio, fare un &#8220;tam tam&#8221; per conoscere qualcuno che ci lavora). Sarà forse un po&#8217; complicato, ma ne vale sicuramente la pena: in particolare per le aziende meno note, incontrare una persona informata sulla loro situazione fa sempre colpo.</p>
<p><a name="tranquilli"></a></p>
<h3>IV) TRANQUILLI E SORRIDENTI</h3>
<p>Non preoccupatevi <strong>se siete un po’ nervosi</strong> prima del colloquio: un buon selezionatore saprà mettervi a vostro agio e instaurare un clima disteso. E’ importante che voi contribuiate: un <strong>sorriso</strong> e un atteggiamento sereno dimostrano che sapete reggere bene lo stress; e inoltre, chi assumerebbe un musone come collega?</p>
<p>Attenzione però che la tensione è anche un indispensabile meccanismo di difesa, che consente di mobilitare e sfruttare al massimo tutte le proprie risorse. Chi si lascia andare, e passa a un atteggiamento<strong> troppo rilassato</strong>, dimostra scarsa &#8220;tenuta&#8221; e spesso finisce per commettere errori.</p>
<p>Essere disponibili e sereni non significa perdere il controllo costante della situazione.</p>
<p><a name="comportamento"></a></p>
<h3>V) NE&#8217; INGENUI, NE&#8217; ATTEGGIATI, NE&#8217; ECCESSIVI</h3>
<p>Essere <strong>sinceri</strong> e dare <strong>fiducia</strong> all’interlocutore non significa dimostrarsi ingenui: non state conversando nè confidandovi, ma state parlando con un obiettivo preciso e con una persona che vi giudicherà anche per il modo in cui perseguite questo obiettivo.</p>
<p>Quindi, senza distorcere i fatti, avete una buona occasione, parlando di voi stessi, di dimostrare come sapete cogliere e dominare la complessità del reale, e come sapete analizzare e interpretare i fatti con realismo e senso dell’opportunità. Chi sa vendere bene se stesso saprà vendere bene anche l’azienda in cui lavora. Soprattutto, però, evitate di <strong>atteggiarvi a ciò che non siete</strong>: chi posa da grande manager a 24 anni, chi vuole comunque recitare un ruolo più grande di sé, chi, in generale, con atteggiamenti supponenti o deduttivi mira a far colpo sul selezionatore, andrà incontro a una garbata presa in giro da parte di quest’ultimo e spesso non se ne accorgerà neppure.</p>
<p>È inoltre buona norma <strong>evitare di dare giudizi o fare affermazioni estremistiche</strong>, drastiche o troppo originali. Forse non è bello, ma le aziende amano più i toni sfumati che quelli troppo vividi, e apprezzano l’equilibrio più che la provocazione foss’anche geniale. Tenete sotto controllo, quindi, i superlativi, i punti esclamativi ed i pugni sul tavolo.</p>
<p><a name="positivo"></a></p>
<h3>VI) PENSATE POSITIVO, CREATIVO E CONCRETO</h3>
<p>Ma quali sono le caratteristiche più importanti che le aziende cercano nei futuri collaboratori? Che immagine di sé bisogna cercare di dare? Ovviamente ogni posizione da coprire, ogni azienda, e ogni selezionatore avranno le loro preferenze soggettive: ma c’è un requisito che è assolutamente universale: sul lavoro ci vuole gente che parli poco, e tiri la carretta.</p>
<p>Tutti i capi, nessuno escluso, vogliono innanzitutto al loro fianco <strong>persone concrete, propositive e attive, che pensino a come risolvere i problemi</strong>, e non a commentarli o a complicarli. Meglio una persona semplice ma affidabile, che un intellettuale pigro. Per cui, nel colloquio bisogna assolutamente evitare di sembrare lamentosi, teorici, passivi.</p>
<p>Mai dare la colpa dei propri eventuali insuccessi a qualcun altro; mai fare commenti fatalisti o manifestarsi egoisti, cavillosi, burocrati o scaricabarile: la generosità in azienda forse non sempre viene premiata, ma sempre viene richiesta. Meglio sembrare un po&#8217; arruffoni, che di manica stretta: se volete entrare in azienda, sulla vostra fronte deve esserci scritto col sangue &#8220;io non mi tiro indietro&#8221;.</p>
<p><a name="parlate"></a></p>
<h3>VII) PARLATE PER FAVORE</h3>
<p>Guai se il colloquio diventa un interrogatorio, con un selezionatore progressivamente sempre più nervoso che fa domande, e un selezionato sempre più spaventato che risponde a monosillabi. Anche nella fase di &#8220;esame&#8221; il colloquio non ha un iter prestabilito: raccolte alcune informazioni indispensabili, al selezionatore interesserà soprattutto farvi parlare per capire come ragionate, come interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi stessi e di ciò che vi circonda, quali aspirazioni avete e come volete raggiungerle.</p>
<p>Se non parlate, se rispondete come a un interrogatorio, se non prendete mai l’iniziativa del discorso, egli si farà di voi un’<strong>opinione mediocre</strong> o, peggio, nessuna opinione. Dunque, motivate e sviluppate le vostre risposte e chiarite voi stessi ciò che può apparire ambiguo, prima che vi sia richiesto. <strong>Parlare bene</strong> vuol dire anche non parlare troppo: la sintesi è una delle virtù più apprezzate in azienda, perché trasmettere il maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile vuol dire avere metodo, rigore logico e capacità espressive.</p>
<p><a name="linguaggio"></a></p>
<h3>VIII) ATTENTI AL LINGUAGGIO</h3>
<p>I rischi di incomprensione, nel colloquio, possono derivare o da un atteggiamento innaturale del candidato, che proietta un’ immagine falsata e quindi incomprensibile di sé, o da una marcata distonia di linguaggi tra selezionatore e candidato.</p>
<p>Il primo, a volte, dimentica di avere a che fare con una persona che sa poco o nulla di &#8220;aziendalese&#8221;, mentre il secondo, a volte, dà un’ immagine di sé più immatura del necessario perché rimane legato a modi di esprimersi, a un gergo puramente accademico e magari, in aggiunta, provinciale e ingenuo.</p>
<p>Così, parlare di &#8220;ditta&#8221; quando si ha a che fare con una grossa azienda, o dilungarsi sugli esami sostenuti o sui professori, allontanano psicologicamente chi parla dal selezionatore che ascolta.</p>
<p>È importante andare ai colloqui avendo ormai digerito un vocabolario aziendale essenziale: non è necessario sapere con precisione che cosa sia la customer satisfaction, o la struttura a matrice, o gli stocks, il rischio di cambio, l’ engineering, le operations o il trade marketing, o molte altre cose ancora, ma dobbiamo essere in grado di <strong>capire più o meno di che cosa si tratta</strong>, quanto meno per ciò che attiene il nostro campo d’interesse: un ingegnere può ignorare di che si occupi la tesoreria, ma non che cosa sia l’handling, e viceversa per un laureato in economia. Altrimenti scivoleremo man mano in quel mutismo così pericoloso di cui abbiamo accennato; se siamo colti alla sprovvista da qualche <strong>termine a noi ignoto</strong>, piuttosto che annuire con aria ebete conviene chiedere, con un po&#8217; di faccia tosta &#8220;<em>ma, nella vostra specifica realtà, che cosa intendete esattamente con &#8230;?</em>&#8220;.</p>
<p><a name="selezionatore"></a></p>
<h3>IX) TENETE PRESENTE CHI AVETE DI FRONTE</h3>
<p>Il selezionatore è <strong>interessato quanto voi al buon esito del colloquio</strong>: deve trovare qualcuno da assumere, e se quel qualcuno foste voi avrebbe terminato la sua fatica.</p>
<p>Non è quindi un asettico esaminatore ed è più un alleato che un nemico. Nulla quindi lo irrita più che un atteggiamento sospettoso o reticente da parte vostra: se coglie paura, ambiguità o presunta &#8220;furbizia&#8221; nel vostro atteggiamento con lui, tenderà a pensare &#8211; e non a torto &#8211; che queste siano le vostre caratteristiche in ogni tipo di rapporto interpersonale.</p>
<p>Se vi fa domande &#8220;cattive&#8221;, che mirano a mettervi in difficoltà, state tranquilli perché in linea di massima significa che il colloquio sta andando bene: i colloqui più duri e aggressivi il buon selezionatore li fa con persone che interessano, mentre quelli rapidi e cortesi servono a liquidare chi appare palesemente inadeguato.</p>
<p><a name="nonverbale"></a></p>
<h3>X) LA COMUNICAZIONE NON VERBALE: I VESTITI, I GESTI, LA VOCE E LO SGUARDO</h3>
<p>In un colloquio, non sono solo le parole che contano: tutto il nostro corpo comunica, e non solo quello. Il nostro interlocutore ci ascolta anche con la vista e con il tatto (speriamo non con l’odorato!).</p>
<p>I nostri gesti, i nostri sguardi, il tono della nostra voce confermano, integrano o smentiscono le nostre affermazioni. Il modo in cui siamo vestiti, in cui salutiamo, in cui stiamo seduti può contribuire in maniera determinante a formare il giudizio su di noi. La nostra comunicazione non verbale è molto meno controllabile di quella verbale, in quanto più istintiva; vediamo però alcuni semplici accorgimenti per non complicarci la vita:</p>
<p><strong>Come vestirsi</strong><br />
Negli USA esiste addirittura un libro (&#8220;Dress for success&#8221;) che spiega qual’è il modo migliore di vestirsi per ogni incontro: quali calzini usare, quali cravatte ecc. Non esageriamo: però è indubitabile che la nostra immagine è data anche dal nostro abbigliamento. In fondo, noi &#8220;scegliamo&#8221; di vestirci così.</p>
<p>Per i colloqui, l’importante è dare, anche nel look, una sensazione di affidabilità e serietà: la fantasia o originalità sono in questo caso degli &#8220;optional&#8221; a rischio. Non bisogna vestire casual, perché si darebbe un’ impressione di immaturità, ed è bene evitare accessori, trucco o colori troppo vistosi; non è opportuno però neanche &#8220;invecchiarsi&#8221; troppo, indossando per l’occasione improbabili vestiti da cinquantenni rimediati chissà dove.</p>
<p>Alle ragazze è concessa ovviamente più libertà, ed è generalmente apprezzata una certa eleganza, mentre i maschi sono più vincolati al &#8220;giacca e cravatta&#8221;, ed è bene che non abbiano un’aria troppo &#8220;perfettina&#8221; (che rende antipatici), salvo che il colloquio avvenga in realtà che danno all’apparenza molta importanza (società di consulenza, mondo della comunicazione, banche d’affari, ecc.).</p>
<p>Oltre a ciò che indossate, badate a come lo indossate: niente vestiti troppo larghi e cascanti, niente colletti di cravatta allentati, niente forfora sul bavero, niente lenti degli occhiali sporche: è un’appuntamento importante, chi ci arriva trasandato sarà giudicato (non a torto) superficiale, disordinato o poco furbo;</p>
<p><strong>Come parla il corpo</strong><br />
La comunicazione interpersonale è un fenomeno tremendamente complesso, e non è facile migliorare la propria efficacia di comunicatori in quattro e quattr’otto. Ma tenete presente che ci sono alcuni atteggiamenti chiave che tutti i selezionatori noteranno.</p>
<p>La tensione potrà trasparire da un<strong> tono di voce</strong> affannato o precipitoso, o dal <strong>movimento</strong> nervoso o contratto delle mani, o da una <strong>posizione</strong> rigida sulla sedia: controllate questi fenomeni, e se vi accorgete che state mandando segnali di tensione respirate profondamente e rilassatevi, anche a costo di distrarvi per un momento.</p>
<p>Atteggiamenti di &#8220;difesa&#8221;, cioè di chiusura, di rigidità e scontrosità possono venire dal tenere le braccia conserte, la faccia contratta, lo sguardo corrugato: l’affermazione che &#8220;non avete problemi nei rapporti con la gente&#8221; sarebbe smentita mentre la pronunciate.</p>
<p>Gesticolare troppo dà un’idea di scarso autocontrollo, ma un po&#8217; di &#8220;movimento&#8221; fisico non tamburellante è opportuno, dimostra spontaneità e scioltezza. Lo sguardo deve essere rivolto agli occhi del selezionatore, ma non in modo ossessivo e penetrante, altrimenti la nostra Margherita chiamerà la polizia o l’autoambulanza.</p>
<p><strong>La stretta di mano</strong>, sarà banale, ma è importante: ho notato che circa un quinto delle mani che si stringono assomigliano tuttora a wurstel troppo cotti, e vi assicuro che non è piacevole. Il problema non è la mano sudata o calda &#8211; può capitare anche ai migliori &#8211; ma, che si senta nella stretta un minimo di energia vitale, non un fremitino agonizzante! Così anche con la voce, è meglio essere qualche decibel sopra il vostro tono normale che qualche decibel sotto: almeno sarete sicuri di essere ascoltati.</p>
<p>Variare un po&#8217; il tono della voce, essere &#8220;caldi&#8221; e non metallici è importante per rendere gradevole ciò che dite, anche se non è facile da improvvisare. Ma se riuscirete ad essere voi stessi, a non farvi mettere in soggezione, tutte queste cose si avvereranno senza sforzo.</p>
<p>Per concludere, un piccolo trucco per entrare meglio in sintonia con Margherita (ce lo insegna una giovane scienza che si chiama programmazione neurolinguistica): provate a giocare allo specchio con lei, cioè a <strong>ripetere tutti i suoi movimenti</strong>. Se si avvicina col busto a noi, fate lo stesso, e idem se abbassa il tono di voce o se aggrotta le sopracciglia incrociando le braccia, e così via. Dovrebbe creare inconsciamente un clima di maggiore intesa, e pare che funzioni.</p>
<p><a name="domande"></a></p>
<h2>LE DOMANDE &#8220;CLASSICHE&#8221;</h2>
<p>Ma cosa vogliono sapere, in definitiva, le aziende, attraverso il colloquio? Poche semplici cose:</p>
<ol>
<li>se avete le conoscenze tecniche e le capacità di base necessarie per ricoprire quel tipo di posizione (in buona misura, sapete che immagine dovete fornire);</li>
<li>se combaciate con le caratteristiche peculiari di &#8220;quella specifica&#8221; posizione: localizzazione, personalità del capo e dei colleghi, sviluppi e problemi prevedibili (qui giocate in parte al buio, perché difficilmente Margherita vi dirà se all’ipotetico capo piacciono persone brillanti e un po&#8217; casiniste, o affidabili e tranquille, o se è prevista una permanenza in quella posizione per 1-2 anni piuttosto che per 3-4);</li>
<li>quali sono le vostre motivazioni e aspettative (l’importante è non essere così rigidi e selettivi da precludersi il 90% delle alternative. Tenete anche presente che a volte non si è scartati perché ritenuti inadeguati, ma anzi perché &#8220;troppo bravi&#8221;: se voi esagerate nel &#8220;vendere&#8221; le vostre qualità ed ambizioni, per molte posizioni può sorgere il dubbio che non saranno abbastanza stimolanti per voi, e invece di vedervi offerto un lavoro discreto non vi verrà offerto nulla);</li>
<li>le vostre capacità interpersonali (che sono sotto osservazione durante tutto il colloquio).</li>
</ol>
<p>Tutte le domande che vi saranno poste mireranno ad acquisire informazioni su questi punti; perciò, se vi viene rivolta una domanda apparentemente strana, prima di rispondere <strong>chiedetevi che cosa</strong> probabilmente vuole scoprire. Se vi chiederanno &#8220;<em>Datemi una definizione di &#8220;fantasia&#8221;,</em> quello che interessa non è evidentemente la vostra conoscenza del vocabolario, ma la capacità creativa e di improvvisazione.</p>
<p>Per scoprire quanto sopra, ogni selezionatore ha il suo stile: vi sono però delle domande &#8220;classiche&#8221; che probabilmente vi sentirete ripetere fino alla nausea in quasi tutti i colloqui. Tra le più frequenti segnalo:</p>
<p><strong>&#8220;<em>Mi dica quali sono i suoi punti di forza</em>&#8220;</strong><br />
La risposta più efficace è, in questo caso, quella che sottolinea i punti di forza più attinenti con la ricerca in corso. Non bisogna quindi gigioneggiare su ciò che di noi piace a noi stessi, ma individuare quelle caratteristiche positive (possibilmente dimostrabili, perché facilmente ci saranno chiesti esempi e dati di fatto) che, intuitivamente, dovrebbero combaciare col profilo ideale del candidato.</p>
<p><strong>&#8220;<em>E i punti di debolezza?</em>&#8220;</strong><br />
La cosa peggiore è cercare di svicolare dalla domanda con risposte &#8220;furbette&#8221; tese a dimostrare che, sostanzialmente, non ne abbiamo. Queste risposte dimostrano invece che o non sappiamo fare i conti con noi stessi, o ci illudiamo di fare fesso il prossimo. Qualche difetto, in pasto al selezionatore, glielo dobbiamo dare. Nel nostro vasto campionario, scegliamone uno simpatico, ma soprattutto scegliamone uno che il selezionatore avrebbe comunque notato, perché traspare palesemente dal curriculum o dal nostro modo di fare. È molto corretto, ma non troppo intelligente, spingere la sincerità fino a dire &#8220;<em>Sa, oggi sembro pimpante e sicuro: ma dipende dal tempo. Quando fa caldo, mi affloscio come una gelatina!</em>&#8220;.</p>
<p><strong>&#8220;<em>Vedo che non ha alcuna esperienza di lavoro, in questo settore</em>&#8220;</strong><br />
È il tipo di domanda che fa andare abitualmente fuori dai gangheri il neolaureato. &#8220;<em>No! Non ho esperienza, e non vedo come potrò mai averla, se nessuno mi fa cominciare!</em>&#8221; Questo è quello che viene voglia di urlare sul muso di quello scaldapanche dall’altra parte della scrivania. Ma in realtà il selezionatore, se non si è distratto, sa benissimo che non avete esperienza, e non gliene importa granché, altrimenti non vi avrebbe convocato. Pone questa domanda solo per vedere se voi riuscite a intuire i requisiti per fare bene quel tipo di lavoro, e a dargli alcune garanzie che, in nuce, li possedete. La risposta &#8220;corretta&#8221; quindi è: &#8220;<em>no, ovviamente non ho esperienza nel trade marketing. Però mi par di capire che le cose importanti per riuscire bene siano una buona capacità di analisi, una passione per i supporti informatici, e nel contempo fantasia e innovazione continua. È un cocktail stimolante, nel quale mi riconosco abbastanza. Tra l’altro, ho già lavorato parecchio con il p.c. in Università, e devo dire che mi trovo a mio agio</em>&#8220;.</p>
<p><strong>&#8220;<em>Dove si vede tra cinque (o dieci) anni?</em>&#8220;</strong><br />
Domanda anche questa stupida, ma nondimeno frequente, perché il neolaureato manco sa dove sarà tra cinque mesi, e di solito risponde in modo vago tipo &#8220;<em>Ehm, spero di avere imparato molto&#8230;vorrei aver fatto un po&#8217; di carriera, però badi non sono esageratamente ambizioso&#8230; &#8230;ehm.</em>&#8221; Qualche sfrontatello risponde &#8220;<em>Ma seduto sulla poltrona del vostro Amministratore Delegato, ovviamente</em>&#8220;, firmando in nove casi su dieci la propria condanna a morte, e nel restante riuscendo ad evitarla in extremis con un’ immediata bella risata. In realtà, per rispondere a questa domanda &#8220;segnando un punto&#8221;, dovremmo capire che cosa la nostra amica Margherita (o il manager che incontriamo al secondo colloquio, perché questa è una tipica domanda da manager senza fantasia) si vuol sentir rispondere. Vuole forse avere una conferma sulla nostra fedeltà aziendale, sul fatto che non cambieremo società alla prima occasione? Vuole forse essere sicura che abbiamo una precisa vocazione per quella professione, e non chiederemo di cambiare funzione per un certo tempo? Vuole capire se siamo troppo, o troppo poco, ambiziosi? Se siamo disposti a viaggiare, anche all’estero? Siccome è un po&#8217; difficile intuirlo, non si sbaglia affidandosi ad una risposta vaga e dall’aria saggia (&#8220;<em>Non so dove vorrei essere, certamente vorrei aver fatto della strada e aver affrontato alcune serie sfide professionali. Credo che solo i miei successi e insuccessi potranno fornire gli elementi giusti per indirizzare la mia carriera</em>&#8220;).</p>
<p><strong>&#8220;<em>Perché sceglierebbe proprio la nostra azienda?</em>&#8220;</strong><br />
Qui dovete far valere i dati raccolti sull’ azienda in questione, secondo quanto consigliato più sopra.</p>
<p><strong>&#8220;<em>Vi definireste più una persona di pensiero o di azione?</em>&#8220;</strong><br />
Domanda trabocchetto, che a volte si fa quando si teme di avere a che fare con un bruto tutto muscoli, o con una ameba tutta cervello e occhiali. Guai a cadere nella trappola, e farvi etichettare: anzi, siccome voi sapete bene di essere più l’una dell’altra cosa, affrettatevi elegantemente a bilanciare questa immagine &#8220;<em>Proprio perché sinora sono stato immerso nella teoria, confesso che desidero, nei prossimi anni, fare cose magari più banali ma più concrete, visibili, operative. Ho un buon bagaglio intellettuale, ma adesso voglio cimentarmi con i problemi concreti!</em>&#8220;.</p>
<p><strong> &#8220;<em>Quando intende fare un figlio?</em>&#8220;</strong><br />
In realtà Margherita non vi farà mai questa domanda, non solo perché è donna, ma anche perché è vietata dalla legge. Ma se siete una giovane donna sposata, solo il più ipocrita dei selezionatori potrà negare che la domanda, lui, se la farà, e così il vostro ipotetico capo. Le giovani laureate sposate, dunque, affrontino esse stesse il problema con molta serenità: l’azienda vuole di fatto solo essere tranquillizzata che la gravidanza non arriverà (salvo imprevisti!) al di fuori di un minimo di programmazione di carriera. Oggi la maggior parte delle laureate &#8220;in carriera&#8221; ha figli dopo i 31-32 anni, e questo consente sia all’ interessata che all’azienda un sicuro &#8220;ritorno dell’investimento&#8221; effettuato con l’assunzione.</p>
<p>Ma abbiamo detto che c’è una fase del colloquio in cui il selezionatore si aspetta che <strong>siamo noi a fare domande</strong>. Ecco qualche esempio di domande utili od opportune:</p>
<p><strong>&#8220;<em>Mi può illustrare più a fondo i contenuti del lavoro?</em>&#8220;</strong><br />
Molto probabilmente, all’inizio del colloquio, il selezionatore vi avrà accennato al tipo di posizione per cui sta effettuando la ricerca, senza però scendere in molti particolari; magari vi avrà anche chiesto &#8220;è chiaro?&#8221; e voi avrete bovinamente annuito, perché ancora &#8220;freddo&#8221;, anche se non avrete capito granché. È invece fondamentale capire nei dettagli qual’è la posizione offerta, non solo per far vedere che non siete così bovini come era sembrato, ma anche per impostare bene l’eventuale secondo colloquio, che avverrebbe col responsabile della funzione in oggetto, e infine, ovviamente, per avere tutti gli elementi per poter prendere una decisione nel caso vi arrivasse finalmente l’offerta.</p>
<p><strong> &#8221;<em>Che tipo di persona cerca la vostra azienda, quali sono i suoi valori?</em>&#8220;</strong><br />
Questo è un semplice modo per poter eventualmente correggere alcune sfumature della vostra immagine, in funzione dei requisiti chiave che vi saranno esposti (e che di solito sono precisi e sinceri: &#8220;Il valore fondamentale per noi è la collaboratività, il rispetto per gli altri&#8221;, &#8220;Questa è una azienda di sgobboni, di gente che non si tira mai indietro, e che fa della propria competenza tecnica un punto d’orgoglio&#8221;, &#8220;Vogliamo persone giovani, combattive, dinamiche, ambiziose&#8221; e così via).</p>
<p><strong> &#8221;<em>Mi tolga una curiosità: a lei cosa piace di più, dell’azienda in cui lavora?</em>&#8220;</strong><br />
Questo è un modo un po&#8217; più ruffiano di fare la domanda precedente: consente di avere informazioni importanti sulla cultura aziendale, e in più personalizza, riscalda il rapporto tra candidato e selezionatore, che per qualche minuto parleranno come se fossero vecchi amici.</p>
<p><strong>&#8220;<em>Quali sono le sfide più difficili che dovrà affrontare la vostra azienda nei prossimi anni?</em>&#8220;</strong><br />
Anche questa domanda scalda l’atmosfera, anche se in modo meno personale; vi consente inoltre di acquisire importanti informazioni per gestire al meglio l’eventuale secondo colloquio con il manager di linea.</p>
<h2>TIPI DI COLLOQUI</h2>
<p><strong>Il selezionatore</strong><br />
Vi sono due tipi di selezionatori: il giovane rampante (come ci siamo immaginati la simpatica Margherita), e il vecchio marpione, che magari è lo stesso direttore del personale. Dipende dalla grandezza dell’azienda, o anche dal caso. Il comportamento da tenere con i due, è diverso. Il giovane selezionatore, di solito, è infatti un entusiasta, innamorato dell’azienda, curioso e ottimista. Gli piacerete, essendo quasi suoi coetanei, se vi vedrà simili a lui. Infatti, non avendo grande esperienza, il suo metro di paragone è principalmente se stesso: se riuscirete a farvi credere un suo gemello, nel modo di fare e di pensare, sarete in pole position.<br />
Il vecchio marpione, invece, è spesso cinico e beffardo: ha sciacquato il suo entusiasmo nei gorghi di mille delusioni. Non si diverte più molto a selezionare, vuol fare poca fatica e andare sul sicuro; ama sentenziare, e detesta essere contraddetto. Ovviamente ha anche molto fiuto, e difficilmente sbaglia le prime impressioni. Bisognerà dargli importanza, senza essere passivi, mostrare un bel caratterino condito da un forte buon senso e rispetto delle istituzioni. Mentre il giovane cerca soprattutto 1’aziendalista convinto, il vecchio volpone, più saggiamente, cerca la solida personalità.</p>
<p><strong>Il manager di linea</strong><br />
Lo si incontra in genere al secondo colloquio, ed è quasi sempre il futuro capo dell’assumendo. Non capisce abitualmente nulla di selezione, decide in base a impressioni superficiali o a pregiudizi, ma per fortuna spesso è molto influenzabile dal selezionatore. Durante il colloquio vuole, in sostanza, verificare alcuni requisiti chiave, senza i quali siete perduto: che siate passabilmente simpatico e comunque non un piantagrane, che conosciate almeno l’ABC di quello che dite di conoscere perfettamente, che siate uno sgobbone magari anche intelligente, e che il vostro interesse a quel tipo di lavoro sia motivato e duraturo. In una parola, che siate un tipo quadrato o, il che è lo stesso, rotondo.</p>
<p><strong>Il tecnico</strong><br />
Può essere una variante di II), o un colloquio ulteriore per verificare le vostre attitudini in un determinato settore. Se siete preparati, il colloquio col tecnico sarà il più semplice, ma con un rischio: ogni tecnico infatti ha le sue manie, fissazioni, pregiudizi su questo o quel tema, ed è disposto a stroncare la nascente carriera di chi milita su convinzioni opposte. Guardatevi dunque dall’esprimere lapidari giudizi su temi controversi, prima di avere sondato, o intuito dalle spesso ingenue domande, qual’è la sua opinione in oggetto.</p>
<p><strong>L’impreparato</strong><br />
Può essere sia I) che II) che III): non stupitevi se, quando entrate per il colloquio, il vostro interlocutore ha perso il vostro <a href="http://www.bancalavoro.com/info/curriculum/" title="Come preparare il Curriculum Vitae">curriculum</a> e non ha la più pallida idea di chi voi siate. All’ultimo colloquio del mio primo lavoro, il Direttore del Personale di una grande multinazionale mi invitò cortesemente a sedere, mi offrì un caffè, e dopo qualche secondo di imbarazzato silenzio mi disse &#8220;Mi perdoni, ma vorrebbe gentilmente ricordarmi chi lei è, e qual’è lo scopo di questo nostro incontro?&#8221; Portate quindi sempre con voi una copia del vostro c.v., e preparatevi a tramutare in opportunità questo temporaneo &#8220;black out&#8221; del vostro interlocutore.</p>
<p><strong>Il colloquio a cena</strong><br />
I più sfortunati di voi dovranno anche effettuare un colloquio (non sicuramente il primo) al ristorante. È questo un sistema molto in voga per le assunzioni di dirigenti, ma sadicamente usato da alcuni (per comodità d’orario o per golosità) anche per giovani implumi. Se vi capita, non sarà un’esperienza rilassante, ma se non vi complicherete la vita da soli ne uscirete indenni. Sarete costretti a fare convenevoli molto più articolati che in un normale colloquio, e dovrete stare attenti a non lasciarvi troppo andare, nel cibo come nelle chiacchiere, nè, cosa più probabile, a dare un’immagine troppo spartana e nervosa, immaginando due occhi indagatori che guatano come roteate la forchetta. Scegliete un menù leggero ma non anemico, e soprattutto che non richieda acrobazie per essere mangiato; se è a mezzogiorno non bevete vino, e se vi riesce cercate di essere molto sorridenti e amichevoli. La tavola infatti smussa le barriere gerarchiche, e se si può è bene approfittarne.</p>
<p><a name="chiusura"></a></p>
<h2>CHIUDERE ALLA GRANDE</h2>
<p>La fase di chiusura dei colloqui è altrettanto importante di quella di apertura. Vediamo quindi alcune osservazioni finali per gestirla al meglio.<br />
Trattamento economico ed esigenze personali<br />
Può darsi che durante il colloquio il vostro interlocutore vi parli del trattamento economico previsto, e vi chieda se avete vincoli o esigenze particolari (tempi di accettazione, sede di lavoro, ecc.); ma può anche darsi di no. In questo caso, aspettate a chiedere, e a far valere le vostre esigenze, fino a quando avrete avuto una formale proposta di assunzione. Sarà questo il momento per porre eventuali ragionevoli istanze (&#8220;<em>il corso di lingue cui mi sono iscritto me lo potrebbe pagare, almeno in parte, l’azienda?</em>&#8220;, &#8220;<em>I mesi di lavoro che ho fatto presso l’azienda Pincozzi mi saranno considerati come anzianità?</em>&#8220;, &#8220;<em>Dovendo trasferirmi, è prevista qualche agevolazione?</em>&#8221; ecc.). Ovviamente se alcune esigenze hanno una scadenza tassativa (&#8220;<em>avrei bisogno di una risposta entro il 15 settembre, ultima data per acettare la proposta alternativa pervenutami, o per iscrivermi al master tal dei tali</em>&#8220;), dovete farli presenti da subito, e cercare di governare voi i tempi dell’assunzione. Se l’accettazione della proposta dell’azienda comporta per voi significative rinunce ad alternative, richiedete una lettera di impegnativa: può capitare che assicurazioni verbali, per imprevisti successivi, non si tramutino in regolari assunzioni.</p>
<p><strong>&#8220;Thank you note&#8221;</strong><br />
È una prassi molto comune in USA, e molto rara in Italia e quindi potenzialmente utile per differenziarsi. È un normale bigliettino di ringraziamento, in cui si ringrazia per l’attenzione concessaci col colloquio, lo si ricorda come un’esperienza gradevole e istruttiva, si ribadisce l’interesse per la posizione aperta, e si esprime speranza&#8230; Può anche darsi che ad alcuni dia fastidio, sembri un po&#8217; ruffiano: ma se sarà stato scritto bene otterrà quanto meno l’effetto di farvi ricordare prima che le decisioni siano prese. È utile inviare anche delle &#8220;thank you notes&#8221; alle aziende che ci piacciono molto e ci hanno risposto negativamente: se veramente la risposta negativa è dovuta solo alla momentanea mancanza di opportunità, avremo ravvivato un legame che altrimenti sarebbe stato sepolto in archivio. E anche a distanza di anni, capita che ci si ricordi di chi ha saputo dire la parola giusta al momento giusto: a giocare con la vanità dei selezionatori, si vince quasi sempre. Al posto della &#8220;thank you note&#8221;, può funzionare anche la telefonata: ma &#8220;verba volant, scripta manent&#8221;.</p>
<h2>Note conclusive</h2>
<h3>Occhio alle segretarie</h3>
<p>Trattate bene le segretarie degli uffici in cui andate: non solo perché sono degnissimi esseri umani, ma anche perché hanno spesso un potere d’influenza insospettabile. Cercate, con garbo e simpatia, di farvi notare e ricordare, e di dare anche prima e dopo il colloquio l’immagine cui puntate. Le segretarie (non tutte) sono sagge e ottime psicologhe: una loro parola, se sarete ad esempio stati sgarbati, ed anche il miglior colloquio è compromesso. Saranno loro che filtreranno le vostre telefonate e gli eventuali futuri incontri con l’azienda: molto meglio averle per alleate (&#8220;Ha telefonato a quel simpatico ragazzo alto che era venuto qui la settimana scorsa ? Badi che è già la seconda volta che glielo dico: io e Titti facciamo il tifo per lui. E soprattutto guai a lei, capo, se sceglie quel buzzurro tracagnotto di ieri!&#8221;).</p>
<h2>I rimborsi spese</h2>
<p>Particolare prosaico, ma non irrilevante. A scanso di antipatici qui pro quo, se dovete fare viaggi non brevi per andare al colloquio, informatevi (con le segretarie, appunto) sul se, come e quanto viene rimborsato. Alcune aziende prepagano i viaggi, se necessario, e pagano aereo e albergo se si viene da lontano; altre si limitano al treno, altre ancora fanno finta di niente. Litigare sui quattrini la prima volta che si mette piede in azienda non è proprio il miglior modo di cominciare.</p>
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		<title>Le Dimissioni</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono modi giusti e modi sbagliati per rassegnare le dimissioni. Fare o dire le cose errate potrebbe costarvi caro! Pregiudicare il rapporto tra voi e il vostro (ex) datore di lavoro si può tradurre in cattive referenze e può precludere la possibilità di successive eventuali collaborazioni. D&#8217;altro canto comunicare la propria intenzione di andarsene [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono modi giusti e modi sbagliati per <strong>rassegnare le dimissioni</strong>.</p>
<p>Fare o dire le cose errate potrebbe costarvi caro!</p>
<p>Pregiudicare il rapporto tra voi e il vostro (ex) datore di lavoro si può tradurre in cattive referenze e può precludere la possibilità di successive eventuali collaborazioni. D&#8217;altro canto comunicare la propria intenzione di andarsene nel modo appropriato può essere un buon metodo per garantirsi diversi vantaggi.</p>
<p>Ecco allora alcuni <strong>consigli</strong> su come affrontare al meglio un colloquio o scrivere una lettera in cui annunciate le vostre dimissioni.</p>
<p><span id="more-42"></span>Prima di parlarne con gli altri è opportuno parlare con se stessi: ciò vi consentirà di capire meglio quali sono le vostre esigenze e priorità.</p>
<p>Una volta chiariti alcuni concetti potrete sostenere facilmente le ragioni della vostra decisione.</p>
<p>Per farlo può essere utile:</p>
<ul>
<li>Fare una lista dei motivi per cui avete deciso di andarvene,</li>
<li>valutare se avete effettivamente tentato tutte le strade per raggiungere un avanzamento nella vostra azienda attuale,</li>
<li>domandarsi se l&#8217; eventuale offerta di un aumento o di una promozione vi farebbe cambiare idea,</li>
<li>valutare l&#8217;andamento della vostra carriera ed eventualmente parlare con i vostri capi per capire cosa ne pensano,</li>
<li>nel considerare i vantaggi di un nuovo lavoro tenere presente tutti gli aspetti parlandone anche con i famigliari. I soldi, il luogo di lavoro, le possibilità di carriera e avanzamento sono, ovviamente, gli elementi fondamentali,</li>
<li>ascoltare il vostro cuore&#8230;.ma non dimenticare la vostra mente.</li>
</ul>
<p>Una volta che avete chiaro in mente ciò che volete, è il momento di affrontare il &#8220;boss&#8221;, di persona o con una lettera.</p>
<p><strong> In caso di colloquio:</strong></p>
<ul>
<li>Prima dell&#8217;incontro pensate a cosa dovrete dire e poi rimanete fedeli a questi concetti. Il vostro capo tenterà probabilmente di conoscere tutti i dettagli e le motivazioni della vostra decisione. Informazioni che forse non volete confidare. Non siate reticenti ma mettete in chiaro che state comunicando la vostra intenzione di dimettervi non sostenendo un interrogatorio dell&#8217; FBI!</li>
<li>Attendetevi una reazione: a meno che il vostro capo conoscesse già le vostre intenzioni la vostra dichiarazione può risultare una vera sorpresa. Il vostro &#8220;boss&#8221; potrebbe reagire in modo emotivo o persino contestare la vostra decisione sentendosi in qualche modo tradito. In qualunque caso non cambiate la linea di discussione che vi eravate preparati.</li>
<li>Mantenete sempre e comunque un atteggiamento calmo e rilassato. Parlate sempre in un tono misurato, qualunque siano le reazioni del vostro interlocutore.</li>
<li>In qualunque caso fate il possibile per congedarvi bene dall&#8217;incontro. Ricordate che generalmente le persone tendono a ricordare la prima e l&#8217;ultima impressione che hanno avuto di voi.</li>
</ul>
<p><strong>In caso di dimissioni scritte:</strong></p>
<ul>
<li>Una lettera di dimissioni vi da la possibilità di ponderare meglio cosa dire e come dirlo. Sfruttate questo aspetto.</li>
<li>Nella sua forma più semplice, una lettera di dimissioni dovrebbe includere le seguenti informazioni: il vostro nome, la data, la persona a cui è indirizzata, la notifica dell&#8217;interruzione del vostro rapporto di lavoro, la data a partire dalla quale terminate la vostra collaborazione, la vostra firma.</li>
<li>Se state lasciando un azienda e un capo con i quali siete in buoni rapporti e desiderate aggiungere qualcosa alla &#8220;forma base&#8221;, enfatizzate gli aspetti positivi della vostra esperienza, ringraziate il vostro capo per le opportunità che vi ha offerto. Nel farlo non dimenticate che potrà sempre capitarvi di dover aver bisogno del vostro ex datore di lavoro per avere buone referenze o come vostro garante.</li>
<li>Se ve ne state andando in circostanze meno felici, resistete alla tentazione di insultare o dare sfogo ai vostri rancori repressi. Ricordate che la vostra lettera di dimissioni potrebbe essere usata come un arma contro di voi in un altro momento o circostanza.</li>
<li>Non mettetela mai sul personale. La lettera di dimissioni non è lo strumento giusto per dire ai vostri capi cosa realmente pensate di loro. È sempre sbagliato inserire rimostranze personali nella propria lettera di dimissioni. Se avete avuto delle differenze di vedute con i vostri capi e volete farglielo sapere, fatelo in un altro modo. Non mettete mai questi vostri pensieri sulla carta.</li>
</ul>
<p>Una volta cha avete comunicato la vostra intenzione, ecco cosa rimane da fare&#8230;</p>
<ul>
<li>Informate per tempo il resto del personale.</li>
<li>Generalmente il <strong>periodo di preavviso</strong> è previsto dal vostro contratto. Se così non fosse considerate un periodo tra le 2 e le 4 settimane.</li>
<li>Accertatevi di non lasciare compiti a voi affidati in sospeso e collaborate con i vostri colleghi per un favorire buon passaggio di consegne.</li>
<li>Fate in modo che i vostri capi sappiano che state fornendo tutta la vostra collaborazione.</li>
<li>Parlate con i vostri colleghi. Ringraziateli per la loro collaborazione e il loro contributo durante la vostra permanenza in azienda. Cercate di rimanere in contatto e tenete presente che mantenere delle buone relazioni potrebbe comunque tornarvi utile nel vostro futuro lavorativo.</li>
<li>Negoziate un buon accordo per quanto riguarda salari o pagamenti di commissioni in sospeso ma cercate di non essere troppo rigidi.</li>
</ul>
<p>A questo punto non vi resta che liberare la scrivania, dire bye bye e iniziare una nuova avventura!</p>
<p><em>In bocca al lupo!</em></p>
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