Legge Biagi: una rivoluzione per il lavoro

Un mercato del lavoro in cui il fabbisogno delle imprese intercetta “facilmente” la professionalità di chi è alla ricerca di una occupazione.

Un rafforzamento e un ampliamento dei profili contrattuali tale da adattarsi alle esigenze delle aziende ma anche alle necessità dei lavoratori.

In sostanza un nuovo modello di organizzazione del lavoro, flessibile, ma non per questo privo di tutele. Con un triplice obiettivo: alzare il tasso complessivo dell'occupazione, facilitare l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro, sostenere l'occupazione degli over 50.

Questa è la riforma del lavoro pensata da Marco Biagi , il giuslavorista ucciso dalle Br, e resa concreta dalla legge che porta il suo nome. Un provvedimento che, dopo l'approvazione nell'ottobre 2003 del decreto attuativo, entra in vigore e diventa pienamente operativo.


I principali campi d'intervento della Riforma Biagi, realizzata in primis con la legge 14 febbraio 2003 n° 30, sono tre:

  • finisce il monopolio del collocamento pubblico e l'attività di intermediazione tra la domanda e l'offerta di lavoro si apre ai privati

  • si moltiplicano i contratti cosiddetti flessibili, con l'introduzione nell'ordinamento italiano di job sharing, job on call, staff leasing

  • viene archiviata infine l'era dei Co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi) per far posto ai lavoratori a progetto.


In testa alle intenzioni del legislatore, dunque, c'è il potenziamento dei servizie dell'attività d'intermediazione per quanti cercano un'occupazione.

Partendo da una constatazione: il servizio pubblico, con il suo 4% d'intermediazioni all'anno, stenta a modernizzarsi e soprattuttoè privo di efficienza. Resta così totalmente scoperta l'esigenza delle imprese presenti nelle aree produttive del Paese e, al tempo stesso, resta insoddisfatta le richiesta di lavoro nelle zone più fragili.

Ecco allora che l'intervento dei privati viene visto come la svolta per portare l'Italia in linea con gli standard europei.


In sostanza, quella che sta per delinearsi è una vera e propria liberalizzazione, per quanto regolamentata e sotto l'occhio del Governo. Il Welfare istituirà infatti un albo delle agenzie per il lavoro articolato in più sezioni: per le agenzie di somministrazione del lavoro, per quelle d'intermediazione, per le agenzie di ricerca e selezione del personale e per quelle di supporto alla ricollocazione professionale.

Da un lato si allarga la platea di quanti potranno fare intermediazione, coinvolgendo, ad esempio, le università, dall'altro vengono fissati i requisiti giuridici e finanziari di quanti potranno iscriversi all'albo, sul modello delle agenzie di lavoro interinale.

Un modo per garantire la qualità del servizio e per evitare truffe e abusi.


Spazio poi all'efficienza, grazie al decollo del Sil, il Sistema informativo lavoro, per mezzo del qualle saranno collegati in rete tutti i centri per l'impiego, ma anche le società private, gli enti bilaterali e le università.

Nelle premesse, si tratta di una sorta di Borsa online del lavoro, che faciliterà per un'azienda del Nord il reclutamento di manodopera, per esempio, al Sud.


Ma l'innovazione più radicale è senz'altro quella che investirà le collaborazioni coordinatee continuative. I Co.co.co. Saranno sostituiti dai lavoratori “ a progetto”.

Rivoluzione in atto anche sul fronte della formazione: novità in vista per il contratto di apprendistato – nella prospettiva di un maggior raccordo tra il sistema dell'istruzione tradizionale e quello della formazione professionale – ma anche per il nuovo contratto di formazione e lavoro che va in soffitta, sostituito dal contratto d'inserimento o d'apprendistato.

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